lunedì 29 luglio 2013

In ricordo di Andrea Magozzi

Ho saputo solo oggi della scomparsa di Andrea Magozzi. Non ero a conoscenza del fatto che fosse malato, e ci sono rimasto molto male.
Magozzi era stato Sindaco di Gerenzano nella prima parte degli anni novanta, alla vigilia del crollo del sistema partitico che aveva retto l'Italia fin dal secondo dopoguerra. Quella consigliatura fu la prima in cui la Democrazia Cristiana non ebbe voti a sufficienza per poter amministrare Gerenzano in piena autonomia; le alleanze costituite portarono così a concepire una singolare "staffetta", che vide avvicendarsi nel ruolo di Sindaco il democristiano Fernando Zoni e proprio il socialista Andrea Magozzi, il quale divenne in questo modo il primo Sindaco non democristiano del nostro Comune.
Io feci la sua conoscenza solo molti anni più tardi, quando ebbi occasione di collaborare con lui all'interno del comitato per la celebrazione dei 150 anni dell'unità d'Italia a Gerenzano.
Davamo una lettura praticamente opposta della realtà politica attuale, polemizzavamo molto su quello di cui Gerenzano aveva bisogno, ma i nostri rapporti personali furono sempre molto cordiali. Mi è sempre sembrato una persona garbata e spiritosa, che amava il confronto aperto e aveva ancora voglia di cimentarsi nell'impegno pubblico. Ricordo una gita dell'ottobre 2011 a Torino, a palazzo Carignano, durante la quale scherzammo un po' di fronte a una bandiera ottocentesca del Partito Socialista - ancora con l'effigie di Karl Marx - ivi conservata...
Ciao, ovunque tu sia.

Pd: le assurdità del dibattito sulle regole

Mi infastidisce vedere svilupparsi all'interno del Pd, settimana dopo settimana, in vista dell'avvicinarsi del Congresso, un dibattito sulle regole che non avrebbe ragione d'essere.
I maggiorenti del partito si dividono infatti sulla composizione della platea dei votanti che dovrebbero scegliere il segretario del partito e il candidato premier alle prossime elezioni, ma ciascuno di loro lo fa quasi esclusivamente in modo pretestuoso, sulla base di interessi e ambizioni personali.
Per me la questione è molto semplice: le primarie per la scelta del candidato premier devono essere primarie aperte a chiunque sia un cittadino italiano adulto (e quindi in possesso di diritto di voto) e voglia parteciparvi; questo passaggio dovrebbe infatti servire a scegliere la personalità e le posizioni politiche espresse dal Pd (o dalla coalizione di cui il Pd decide di far parte) che risultino più convincenti per gli italiani tutti.
Le primarie per la scelta del segretario, invece, devono essere ristrette ai soli iscritti al partito: dato che questo processo serve a scegliere la guida che determinerà l'indirizzo politico prevalente di una libera associazione di cittadini, non vedo perché la scelta debba essere effettuata da chi non fa parte di quell'associazione.
Quello che resta da determinare è se il segretario del partito debba essere considerato automaticamente anche candidato premier in caso di elezioni anticipate. Lo statuto del Pd (uno statuto che io ho sempre considerato sgangherato, pieno di lacune, assolutamente mal concepito perché volto soprattutto a tutelare l'attuale gruppo dirigente) dice di sì; ma in realtà alle ultime elezioni non è stato così (tanto che Bersani ha dovuto affrontare la gara delle primarie prima di essere designato ufficialmente candidato del partito) e sembra sia prevalente la tendenza a non far valere questa "regola". 
Per l'amor del cielo, però: si impari a procedere con linearità e chiarezza. Altrimenti si dà ragione a Grillo. 

venerdì 26 luglio 2013

Pagamento della Tares a Gerenzano

Non so se i nostri amministratori se ne siano già resi conto, ma non è stata certo una grande idea quella di far recapitare ai gerenzanesi i bollettini per il pagamento della prima rata della Tares solo pochi giorni prima del termine previsto, quando questo termine è stato fissato entro la fine di luglio.
Quanta gente, già partita per le vacanze, finirà, senza colpa alcuna, per dover pagare la mora? E quanti penseranno al pagamento della mora come all'ulteriore imposizione di una tassa, di una nuova, surrettizia, subdola, piccola tassa?

giovedì 25 luglio 2013

Debito pubblico italiano

Nei giorni scorsi, gli organi di informazione hanno diffuso la notizia che il debito pubblico italiano ha superato la soglia del 130 percento del Prodotto Interno Lordo.
Nonostante tutte le politiche di rigore messe in atto, il nostro debito continua inesorabilmente a crescere. Questo, forse, non ci porterà alla rovina nel breve periodo (come, con un pizzico di compiacimento, pretende di profetizzare Beppe Grillo), perché apparteniamo ad una rete di interconnesioni politico-economiche che contemplano - e anzi in una certa misura promuovono - forme di esposizione finanziaria anche molto importanti per alimentare un sistema paese come il nostro; e tuttavia, sul lungo periodo, se dovessero mutare a livello globale condizioni materiali ed equilibri internazionali, ritornerebbe a valere la considerazione che ogni persona di buon senso dovrebbe fare leggendo certi numeri: stiamo vivendo ben al di sopra delle nostre possibilità.
Se penso a quando mio figlio avrà quarant'anni (e io più di settanta) non posso che essere preoccupato e anche un poco sconcertato dalla leggerezza mostrata oggi dalla maggior parte dei nostri politici. Quando li sento parlare, mi vengono in mente i versi conclusivi di una vecchia poesia di Mario Benedetti, intitolata Hasta mañana:

Mi pesadilla es siempre el optimismo:
me duermo débil, sueno que soy fuerte,
pero el futuro aguarda.Es un abismo.
No me lo digan cuando me despierte.

L'incubo mio sta nell'ottimismo:
mi addormento debole e mi sogno forte,
ma c'è il futuro che attende. E' un abisso.
Non me lo dite quando sarò sveglio.

martedì 23 luglio 2013

In ricordo di Laura Prati

Il Pd varesino ha diramato un comunicato per ricordare Laura Prati, Sindaco di Cardano al Campo, morta in seguito alle ferite riportate nell'aggressione a mano armata subita alcune settimane fa. Eccolo:


Addio Laura.
La nostra Presidente ci ha lasciato oggi al termine di una vicenda incredibile nel suo svolgimento, quanto tragica e sofferta. Non ci sono parole per esprimere il dolore che ciascuno di noi prova per una tragedia simile, proprio mentre tutti speravano nella sua guarigione.
Laura era stata colpita venti giorni fa da un dipendente comunale in un attentato nel suo ufficio di sindaco a Cardano al Campo.
E' stata  vittima di un agguato mentre svolgeva il proprio compito al servizio della comunità che l'aveva eletta nel maggio dello scorso anno.
Le sue  condizioni si sono aggravate da sabato scorso e Laura non ce l'ha più fatta.
Laura non è stata solo sindaco, ha ricoperto importanti ruoli in precedenti amministrazioni a Cardano al Campo (consigliere comunale, assessore, vicesindaco), nell'amministrazione provinciale come consigliere, all'interno del Partito Democratico e prima nei DS. E' stata membro dell'Assemblea nazionale, della Direzione e della Segreteria Provinciale e infine Presidente dell'Assemblea Provinciale del PD).
Diamo l'ultimo saluto a una donna di qualità che ha fatto dell'impegno verso gli altri una costante della propria vita.
Presente nelle associazioni, nel sindacato, in politica, nell'amministrazione degli enti locali, nella promozione e difesa dei diritti delle donne Laura ha conquistato il rispetto di tutti coloro che operavano o si confrontavano con lei in virtù della serietà, della concretezza della chiarezza dei suoi comportamenti  e delle sue idee. Un esempio di buona politica che rimarrà nella testa e nei cuori di noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscerla.
Donna forte, decisa, ma nello stesso tempo molto dolce Laura mancherà molto al nostro partito e a tutti noi.
Il PD provinciale manifesta vicinanza e affetto ai famigliari di Laura, al marito Giuseppe, a Massimo, alla piccola Alessia, a tutti i parenti e alla comunità cardanese, così duramente colpita.
Cara Laura, sarai sempre nei nostri cuori.

Partito Democratico della Provincia di Varese.

Personalmente conoscevo poco Laura Prati, non avendo mai frequentato con troppa assiduità le strutture del Pd provinciale. Mi è però capitato di incontrarla in occasione di qualche riunione, e mi ha dato l'impressione di essere una donna molto corretta e molto tenace.

Laura Prati (prima a sinistra) insieme a Laura Cavallotti e a Pier Angelo Gianni ad un incontro dell'aprile 2012 con il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola


venerdì 19 luglio 2013

I numeri di Casaleggio

Nel corso dell'intervista rilasciata a Bruce Sterling per Wired Italia, l'ineffabile Gianroberto Casaleggio ha dichiarato, a proposito dei risultati raccolti dal M5S alle amministrative dello scorso mese di maggio:

"Era tutto previsto, abbiamo voluto perdere. Avremmo potuto prendere più voti aumentando il numero delle liste, avrebbero potuto essere il quadruplo, tante erano le richieste arrivate. Ma abbiamo preferito affrontare le elezioni solamente con le liste radicate sul territorio da almeno un paio di anni".

Ora, forse qualcuno dovrebbe spiegare a Casaleggio che, dato che non si possono presentare due liste rappresentanti la stessa forza politica nel medesimo Comune, anche se il M5S avesse presentato le proprie liste in altri Comuni, pur raccogliendo un numero maggiore di voti in senso assoluto, avrebbe realizzato una performance ugualmente scadente laddove ha effettivamente concorso alle elezioni amministrative (ricordiamo che in maggio, in alcune realtà, il consenso per i grillini si è praticamente dimezzato dal mese di febbraio; e ovunque la regeressione registrata è stata piuttosto significativa).
Noto ultimamente in Grillo, in Casaleggio, e spesso anche in coloro che vorrebbero agganciare il loro treno dopo essersi accodati a innumerevoli altri convogli (penso ad esempio a Marco Travaglio) una singolare tendenza a deformare i dati di realtà: come quando si vorrebbe far passare l'idea che un'alleanza fra il Pd e il M5S non si è conclusa per via di una certa ritrosia di Bersani; quando invece la risposta di Grillo (e di Crimi, e della Lombardi) alla disponibilità a un'apertura pubblicamente dichiarata dall'ex Segretario Pd fu un profluvio di insulti. Insulti che avrebbero meritato un pugno sul naso, anziché le timidezze, gli imbarazzi e i tenetennamenti con i quali Bersani riuscì a giocarsi la sua residua credibilità.

P.S. Il problema è che alcuni amici grillini con i quali ho avuto modo di parlare tendono ad avallare la fantasiosa ricostruzione azzardata da Grillo. E l'aspetto più preoccupante della questione è che, quando si verifica un simile scollamento dalla realtà effettuale, si rischia di divenire propensi a bere qualunque altra cosa venga proposta dal guru di turno.

giovedì 18 luglio 2013

Se Alfano è intoccabile

Non sono fra coloro che reclamano a tutti i costi le dimissioni del ministro dell'Interno Angelino Alfano: è giusto verificare prima come si è svolta davvero l'operazione che ha portato al rapimento e all'espulsione dal nostro Paese della moglie e della figlia del dissidente kazako Ablyazov.
E tuttavia mi pare assurdo che Alfano debba essere intoccabile, e che il Pd stesso non ammetta che possa legittimamente esserci discussione sull'opportunità di votare una mozione di sfiducia nei confronti del Ministro.
Napolitano dice che - non essendoci al momento alcuna alternativa a questo Governo - se Letta cade la crisi politico-economica-istituzionale italiana diventa irrecuperabile. Se questo fosse vero, sarebbe ancora più singolare che le sorti del Governo debbano dipendere dal destino personale di Alfano: un ulteriore indizio del fatto che questa fase della nostra vita pubblica si sta svolgendo in un clima semplicemente malsano.

mercoledì 17 luglio 2013

Povertà e politica

Ecco, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera i dati di una ricerca Istat sulla povertà in Italia:

Aumenta in un anno l’incidenza della povertà assoluta in Italia. Come certifica l’Istat, le persone in povertà assoluta passano dal 5,7% della popolazione del 2011 all’8% del 2012, un record dal 2005. È quanto rileva il report «La povertà in Italia», secondo cui nel nostro Paese sono 9 milioni 563 mila le persone in povertà relativa, pari al 15,8% della popolazione. Di questi, 4 milioni e 814 mila (8%) sono i poveri assoluti, cioè che non riescono ad acquistare beni e servizi essenziali per una vita dignitosa.

Quando si dice che la politica di oggi non riesce a lavorare per tutta questa gente, non si fa semplice retorica, si sottolinea una cosa molto grave: nonostante i ripetuti proclami dei principali esponenti di quasi tutti i partiti, l'azione delle forze politiche si esplica in maniera tale da non considerare la lotta alla povertà una priorità vera.
Si badi che quando vi sono così tante persone senza nulla da perdere, si viene a creare una situazione molto pericolosa per la coesione sociale e l'ordine pubblico: quando Grillo evoca la rabbia repressa di parecchi cittadini che sarebbero pronti a dare vita a delle vere e proprie jacqueries, purtroppo, temo non vada molto lontano dalla verità...  

lunedì 15 luglio 2013

Politica: economia e tutto il resto

Giustamente, da Marx in avanti, l'economia viene considerata punto nevralgico di qualsiasi azione politica; e i tempi che stiamo vivendo direi che dimostrano irrefutabilmente come, per occuparsi seriamente di politica, sia necessario avere in mente in modo piuttosto chiaro come governare l'economia.
E tuttavia la politica non si esaurisce nell'economia.
Lo si vede in due momenti - uno molto positivo, l'altro assolutamente negativo - dell'operato del Governo Letta. Il primo riguarda l'equiparazione dei diritti dei figli nati fuori dal matrimonio a quelli dei figli nati dentro il matrimonio: la differenza di trattamento esistente fino ad ora in un paese in cui le coppie di fatto stanno diventando numerose quanto le coppie sposate era semplicemente fuori dalla storia. Le modifiche alla legge introdotte dal Governo sono fra quelle che possono cambiare la vita di molte persone (basta dire che, prima, i figli di una coppia di fatto non avevano nessun legame riconosciuto di parentela con i nonni; così, in caso di morte di entrambi i genitori, potevano essere tranquillamente dati in adozione ignorando l'esistenza di famigliari che erano in grado di prendersene effettivamente cura...).
Il secondo riguarda lo scandaloso caso dell'espulsione di Alma Shalabayeva - moglie di Mukhtar Ablyazov, oppositore del dittatore kazako Nursultan Nazarbaev in esilio a Londra - e della figlia di sei anni. Molti sostengono che debba essere chiamato in causa in prima persona il Ministro dell'Interno Angelino Alfano, che però nega di essere stato informato dell'operazione con cui la Shalabayeva è stata di fatto rapita con un blitz condotto da 30 poliziotti, e caricata a forza su un jet privato in partenza per Astana. Ora, è pensabile che il Capo della Polizia o i Prefetti coinvolti abbiano deciso ogni cosa senza neppure informare il responsabile del Viminale? A me sembra davvero poco credibile che l'operazione non sia stata definita in nome di un ben preciso indirizzo politico. Ad ogni modo, se Alfano ha ordinato il rapimento è un farabutto; se ne era all'oscuro non ha nessun controllo sul dicastero che gli è stato affidato, e che a questo punto andrebbe ribaltato come un calzino.

giovedì 11 luglio 2013

Comune di Gerenzano e asili nido

Lo scorso anno, nel mese di agosto, poco prima dell'inizio della stagione scolastica, il Comune di Gerenzano siglò una sorta di convenzione con l'asilo nido sito presso il Villaggio Amico (Il nido del Villaggio), che comportava notevoli agevolazioni economiche per le famiglie dei bambini gerenzanesi frequentanti. In quell'occasione, l'assessore ai Servizi Sociali Dario Borghi, aveva dichiarato che, nel caso in cui fossero sorti altri asili sul territorio comunale, sarebbe stata presa in considerazione l'estensione delle agevolazioni anche a chi si fosse rivolto ad altre strutture, onde evitare che sull'amministrazione gravasse il sospetto di immotivati favoritismi nei confronti di taluni privati.
Ora, dato che Il nido del Villaggio non è l'unico asilo di quel tipo operante sul territorio, mi piacerebbe sapere cosa sarà della convenzione (della durata di un anno) stipulata la scorsa estate. Verrà rinnovata sic et simpliciter? Verrà estesa anche ad altre strutture? E se no, perché? Secondo quali criteri si stabilisce che un operatore privato presente sul territorio merita di essere supportato con denaro pubblico?   

martedì 9 luglio 2013

Sul papa a Lampedusa

La visita del papa a Lampedusa ha avuto un'importanza straordinaria; questo non tanto per quello che Bergoglio ha detto (c'è chi va ripetendo da anni che nel Mediterraneo si consumano scandalosamente tragedie silenziose, che i migranti sono fratelli, e che l'accoglienza e l'umanità vanno messe davanti a ogni altra considerazione quando si affronta il problema migratorio), ma perché ha corroborato quelle parole con l'autorità derivante dal suo ruolo e con l'autorevolezza conferitagli dal suo carisma.
Viviamo in un mondo, infatti, in cui per troppi non conta tanto la ragionevolezza o la probità del contenuto di un discorso, quanto l'autorità e - al limite - l'autorevolezza di chi lo pronuncia.
Ora spero che anche gente come Pierferdinando Casini, che non troppo tempo fa ipotizzava di sparare sui barconi dei migranti, abbia una buona scusa per cambiare idea.

lunedì 8 luglio 2013

Rinasce "Il Nostro Comune"

Sta per essere completata in questi giorni la consegna presso tutte le abitazioni di Gerenzano del Nostro Comune, il giornale comunale che dopo oltre un decennio rinasce con lo stesso titolo e con una formula non esattamente uguale ma simile a quella di una volta.
Siccome ho accettato di rappresentare all'interno della redazione Gerenzano Democratica, non esprimerò giudizi sull'aspetto esteriore e sulla strutturazione del contenitore che abbiamo contribuito ad approntare; mi limito a sottolineare il fatto che la pubblicazione esce veramente a costo zero: dato che l'amministrazione comunale (che pure ha avuto il merito di riproporre il giornale) non aveva la volontà - o forse la possibilità - di investire un euro su questo progetto, si è dovuto cercare chi fosse disposto a stampare e distribuire il giornale accettando l'alea di ripagare i propri costi con i proventi (eventuali) della raccolta pubblicitaria (una formula, del resto, già sperimentata in altri Comuni).
Quanto al contenuto, la speranza è che le tante associazioni che hanno deciso di intervenire sul primo numero (per presentarsi alla cittadinanza o per parlare della propria attività) abbiano molto da proporre anche per i numeri successivi: secondo me il nerbo del Nostro Comune dovrebbe essere costituito da loro.
Per quanto riguarda la parte più specificamente politica del giornale, Gerenzano Democratica ha deciso di uscire con un articolo non polemico ma volto a inquadrare, anche storicamente, l'importanza della ripresa della pubblicazione.
La Lega Nord ha preferito essere più aggressiva, rivendicando la paternità politica della maggior parte delle iniziative portate avanti dalla giunta Campi.
La maggioranza, invece, ha utilizzato l'amplissima porzione del giornale che ha voluto riservarsi (un articolo del Sindaco e per ciascuno degli assessori, come è normale; in più, un articolo per ciascuno dei consiglieri comunali di ILPG, e un altro a nome del gruppo di Insieme e Libertà per Gerenzano...) per riproporre la versione di sé che abbiamo imparato a conoscere bene i questi mesi: tanti autoelogi, una difesa preventiva del "Sindaco-capitano" contro le accuse di non avere né competenze specifiche né specifiche doti di "team-building", qualche presentazione più circostanziata di iniziative specifiche (con la tendenza, a volte, ad ascrivere a sé meriti che in realtà sono di soggetti terzi). Tutte cose, comunque, ampiamente prevedibili.
L'unico comportamento un poco scorretto, personalmente, l'ho rilevato da parte del vicesindaco Pierangelo Borghi. Al momento della riunione di redazione del 10 giugno (tre giorni dopo il termine ultimo per la consegna dei pezzi), Borghi non aveva consegnato alcun articolo; ma quando il giornale è stato confezionato è apparsa la sua puntualizzazione polemica in risposta all'articolo della Lega Nord. Ora - al di là del discorso affrontato dal vicesindaco, che può anche essere in parte condivisibile -, io dico che se ci sono delle regole, devono valere per tutti; se c'è un termine di consegna, che sia lo stesso per tutti. Altrimenti la maggioranza dica che vuole comunque riservarsi d'ufficio il diritto di replica immediata ed esclusiva su qualunque cosa venga scritta sul giornale, riproponendo lo schema editoriale del "panino blindato" per cui sono diventati famosi il TG1 di Clemente Mimum e quello di Augusto Minzolini...

mercoledì 3 luglio 2013

Egitto: un'analisi molto lucida

Riporto qui sotto l'intervista all'orientalista Oliver Roy realizzata da Stefano Montefiori e pubblicata sul Corriere della Sera, perché mi sembra che ne emerga un'analisi molto lucida di quello che sta succedendo in Egitto e in tutto il Medio-Oriente. Eccola:

 Olivier Roy, che effetto le fa vedere piazza Tahrir ancora piena di folla, stavolta contro Morsi e i Fratelli musulmani? 

«La prima lezione è il totale fallimento dei Fratelli musulmani, che si sono dimostrati incapaci di governare perché non hanno saputo coinvolgere i tecnocrati e in generale le persone competenti. La seconda è che Morsi non era portatore di alcun progetto di rivoluzione islamista: ha preso il potere ma non ha saputo che farsene. La terza è il ruolo dell'esercito e del vecchio apparato di Mubarak, che è pronto a tornare alleandosi stavolta con piazza Tahrir. Poi c'è un altro insegnamento che va al di là dell'Egitto».
In che cosa consiste questa lezione più ampia? 
«Mi pare che ci sia un elemento che accomuna tutti i movimenti di protesta in Europa e nel Mediterraneo, oggi, dalla Grecia alla Spagna all'Egitto alla Turchia: chi scende in piazza contesta, protesta, ma non cerca o non è in grado di prendere il potere. Questi movimenti non hanno leader, né un progetto coerente. I partiti populisti di estrema destra, dal Front National in Francia a Ukip in Gran Bretagna, hanno vocazione a governare. Chi scende in piazza oggi in Egitto, invece, mi ricorda i movimenti Occupy o gli Indignati europei, più vicini all'estrema sinistra. Cultura protestataria ma né rivoluzione né gestione del potere».
La questione dell'Islam quindi non è centrale? 
«Direi proprio di no. In piazza Tahrir non si protesta contro un'islamizzazione che non c'è stata. I manifestanti rimproverano ai Fratelli musulmani due cose: l'incompetenza e il nepotismo. La corruzione non ancora, perché non c'è stato il tempo».
Chi sono allora gli oppositori? 
«Il problema di quelli che chiamiamo i liberali è che la loro lotta è ambigua: dicono di lottare contro la dittatura di Fratelli musulmani, ma non c'è alcuna dittatura. Poi, dicono di volere la democrazia, ma fanno affidamento sull'esercito. Cercano di farsi rappresentare da El Baradei, non un personaggio credibile. L'opposizione è unita solo dal fatto di detestare Morsi».
Pensa che potrebbe riprodursi uno scenario algerino, con i militari chiamati a fermare l'avanzata islamista? 
«In Egitto è probabile che i militari prenderanno il potere, ma ci sono molte differenze con l'Algeria del 1991. Là l'esercito era già al governo, e negò la vittoria a un Fis pronto a islamizzare la società. Ma in Egitto, e in Tunisia, il punto non è più l'Islam. È sbagliato pensare secondo lo schema di militari modernizzatori che salvano i cittadini dall'oscurantismo islamico».
Crede comunque a un prossimo golpe in Egitto? 
«Molti segnali lo indicano, il problema è che cosa succederà poi. Esercito e amministrazione sono corrotti. Se il nuovo governo non riuscirà a fare ripartire l'economia, a stabilizzare il Paese, a far tornare i turisti, gli stessi che oggi sono in piazza contro Morsi ci torneranno contro il regime di un neo-Mubarak appoggiato dai militari».
Poche settimane fa si sono riempite anche le strade di Istanbul. Che ruolo gioca l'Islam nelle proteste turche? 
«Anche qui, non mi pare centrale. Chi manifesta contro Erdogan manifesta contro la corruzione, più che a favore della laicità. A differenza che in Egitto, in Turchia gli islamici moderati si sono dimostrati governanti efficaci, grazie all'esperienza accumulata per dieci anni nelle amministrazioni locali: hanno una competenza tecnica e burocratica che manca totalmente ai Fratelli musulmani egiziani. Le manifestazioni in Turchia mi ricordano allora il maggio '68 francese: economia che funziona ma capitalismo senza controllo, speculazione immobiliare e una classe dirigente dai valori molto conservatori quanto a società e famiglia, completamente lontana dalle richieste dei giovani».
Che pensa dell'atteggiamento dell'Occidente? Pensa che alcuni facciano il tifo per i militari come male minore rispetto agli islamisti? 
«L'Occidente oggi è in imbarazzo e diviso, anche di fronte a una buona notizia quale quella che le Primavere arabe non sfociano in rivoluzioni islamiche. In Egitto, e in Tunisia, dove gli islamisti hanno preso il potere, non c'è un islamismo rivoluzionario. Il ciclo in stile Iran degli ayatollah, cioè rivoluzione - conquista del potere - islamizzazione della società, è finito».
Lo scriveva già nel suo libro del 1996, «Il fallimento dell'Islam politico». Perché parla di Occidente diviso? 
«Perché gli americani se ne dispiacciono, avrebbero preferito vedere anche in Egitto il successo di un islamismo moderato alla turca. Mentre i francesi, ossessionati dall'Islam, hanno il sogno di laicizzare le società musulmane».
Quali sono le sue previsioni per i prossimi mesi? 
«Da parte occidentale, spero che non cadremo nella tentazione di dissociare liberalismo e democrazia. La dittatura liberale, che porti stabilità di governo e diritti delle donne, è un vecchio sogno che ha sempre fallito. Lo abbiamo visto con lo Shah in Iran, Ben Alì in Tunisia, Nasser in Egitto. I despoti illuminati non funzionano, e oltretutto alimenterebbero di nuovo un islamismo rivoluzionario».
E in Egitto? 
«Temo che l'esercito occuperà sempre più spazio. Interverrà in nome dell'ordine, dell'efficienza promettendo magari il ritorno alle urne, ma una volta preso il potere i militari se lo terranno stretto. Faranno una cosa alla pakistana: partiti conservatori pieni di notabili dell'ancien régime». 

lunedì 1 luglio 2013

Datagate: a cosa servono i servizi segreti?

In uno Stato sano, a cosa dovrebbero servire i servizi di intelligence? Direi principalmente a due cose: 1) a espletare compiti di antiterrorismo per proteggere le istituzioni e la collettività contro azioni criminose e/o piani eversivi endogeni o esogeni; 2) ad approntare una rete controspionistica per prevenire indebite ingerenze surrettizie di altri Stati nella vita interna del Paese.
In realtà, come dimostra per l'ennesima volta il "Datagate", i servizi segreti esulano regolarmente dalle proprie competenze, finiscono per essere "deviati" quasi per definizione, e operano a favore di ristretti gruppi di potere anziché della comunità tutta (anzi, spesso operano a detrimento della comunità dei cittadini).
A mio parere, stando le cose come stanno, i servizi segreti andrebbero semplicemente aboliti, e le loro funzioni assunte da corpi speciali di polizia.