giovedì 31 luglio 2014

La riforma del Senato e l'esigenza di un Pd forte

Quello della riforma del Senato e un tema delicato e controverso, perché modificando la composizione e le prerogative della "Camera alta" si potrebbero alterare gli equilibri istituzionali sui quali la nostra Costituzione si regge; in più, in questo momento vi sarebbero in apparenza temi più urgenti sui quali applicarsi.
Eppure Renzi insiste molto sulla riforma del Senato, la considera anzi la "madre di tutte le riforme". Perché? Semplice: perché superando il bicameralismo perfetto, si potrebbe finalmente varare l'Italicum e, una volta varata la nuova legge elettorale, Renzi non sarebbe più ricattabile da parte di tutti coloro che sanno che, se si andasse alle urne oggi, i diversi criteri di composizione delle due Camere potrebbero trasformare la probabile vittoria del Presidente del Consiglio in una vittoria dimidiata. Per questo, sebbene rimanga da parte mia qualche perplessità sulla formula studiata, mi auguro che Renzi ce la faccia a superare tutte le resistenze che si stanno parando sulla sua strada.

P.S. viste le faide interne in corso, il Pd rischia di fare l'ennesima brutta figura. Questo mi preoccupa molto, perché il Pd deve dimostrare di essere un partito forte ed efficiente a prescindere dalla figura di Renzi e dal suo carisma. E' in questa fase che si devono gettare le basi per costruire un partito capace di vincere e di convincere anche quando Renzi avrà passato la mano.

domenica 27 luglio 2014

Nuova crisi israelo-palestinese: l'imbarazzo dell'osservatore neutrale

Di fronte alla nuova crisi israelo-palestinese, alla barbarie dei tre ragazzi israeliani rapiti e orrendamente uccisi, e a quella della guerra scatenata per rappresaglia contro Hamas dall'esercito israeliano, che ha già causato centinaia di morti inutili, confesso tutto l'imbarazzo dell'osservatore che non sa bene dove stia la ragione e dove il torto, e non è in grado di esprimere giudizi realmente fondati.
Spesso, nell'annoso conflitto che oppone i due popoli, viene istintivo schierarsi con i palestinesi, cui tocca quasi sempre la parte del popolo vessato, di quelli che stanno peggio, e a cui non viene garantito il diritto di costruirsi un proprio Stato; poi però si considera la vigliaccheria di Hamas, l'ipocrisia di chi pretende di presentarsi come una vittima agli occhi della comunità internazionale, ma non si perita di utilizzare metodi terroristici contro cittadini inermi, di sparare nel mucchio, di compiere azioni di guerra e di guerriglia facendosi scudo anche dei civili appartenenti al proprio popolo; si considera come la questione palestinese venga usata dai fanatici di matrice islamista per imporre una politica antiebraica che si nutre di pregiudizi e di negazionismo; e la voglia di parteggiare per i palestinesi svanisce di colpo.
D'altra parte, ci sono momenti in cui si prova la tentazione di parteggiare per Israele sulla base dell'ammirazione concepita per un popolo che difende strenuamente la propria specificità e il proprio diritto all'esistenza tante volte messo in discussione nella storia, e per la capacità di mantenere standard di vita occidentali in quello che di fatto è uno Stato-guarnigione. Poi però si guarda a quella dose di razzismo che è contenuta nel Sionismo, agli ebrei ultraortodossi, che si considerano superiori a tutti gli altri per diritto divino, agli insediamenti dei coloni costruiti in spregio al diritto internazionale, alla Shoah utilizzata come alibi o addirittura come pretesto per calpestare i diritti di un altro popolo, alle reazioni alle insidie del terrorismo che troppo spesso si trasformano in indiscriminate rappresaglie contro i presunti nemici degne dell'esercito nazista; e la voglia di essere solidali con Israele svanisce subito.
La cosa davvero triste è che, dopo tanti anni di conflitti e tanti morti innocenti, non si vede alcuna possibile soluzione a un dissidio simile a un cancro con decine e decine di metastasi. Ci vorrebbe un cambio di mentalità, ma sembra impossibile possa attuarsi; è quasi più facile che, come è avvenuto altre volte nella storia, alla pace vera si arrivi attraverso una grande guerra regionale che porti i due contendenti vicini all'annientamento reciproco.
Ma quello che verosimilmente avverrà sarà il trascinarsi per un tempo indefinito di un conflitto a bassa intensità, fatto di momenti di parziale distensione e di frangenti di recrudescenza dello scontro.

venerdì 18 luglio 2014

Riforma delle Province

In settembre entrerà in vigore la nuova legge Del Rio sulla riforma delle Province.
In breve: in Provincia di Varese avremo un Consiglio provinciale composto da 16 membri scelti tra i Sindaci e i consiglieri comunali della Provincia, ed eletti dagli amministratori stessi. Il Consiglio provinciale sarà presieduto da un Presidente, scelto fra i Sindaci ed eletto dalla stessa platea chiamata ad eleggere i membri del Consiglio. Vi sarà inoltre un'Assemblea dei Sindaci, composta dai 139 primi cittadini della Provincia, con poteri propositivi, consultivi e di controllo.
Purtroppo non è ancora chiaro quali competenze saranno proprie della Provincia, avendo la Regione rinunciato ad esse (la Lombardia di Maroni è in ritardo rispetto ad altre Regioni nel determinare quali competenze avocare a sé e quali lasciare alle Province).

mercoledì 9 luglio 2014

Edilizia scolastica a Gerenzano

Dai dati pubblicati sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri, pare che, nell'ambito del nuovo Piano per l'edilizia scolastica voluto da Matteo Renzi, sul totale degli stanziamenti previsti - che ammontano a 1.094.000.000 di euro -, Gerenzano potrà contare su oltre 700mila euro da dedicare al rinnovamento e alla sistemazione delle proprie scuole. Una buona notizia per il nostro Comune e per tutta la cittadinanza.

venerdì 4 luglio 2014

Un vento nuovo in Europa? (in difesa di Matteo Renzi)

Pare che alla Bundesbank abbiano di Renzi la stessa opinione esternata un anno fa da Beppe Grillo a un diplomatico americano: credono che sia un bimbo presuntuoso. Ora, il ragazzo può non riuscire propriamente simpatico, ma mi sembra che abbia ampiamente dimostrato quantomeno di non invidiare nulla a quelli che l'hanno preceduto nei ruoli che ora occupa lui. Fra l'altro, chi in passato lo ha sottovalutato, in un modo o nell'altro ha dovuto pagarne lo scotto...
In Europa, in questi giorni, Renzi ha posto un problema capitale, di cui si parla da tempo, ma che di fatto è stato sempre eluso da coloro che hanno determinato fino ad oggi la politica economica dell'Unione: la necessità di conciliare rigore contabile e crescita. Probabilmente i principali responsabili di tale imperdonabile trascuratezza si sono in qualche modo risentiti.
Siccome però Renzi ha la ragione dalla sua, non credo proprio che essi possano semplicemente rimanere arroccati sulle proprie posizioni, se vogliono che l'Unione abbia un futuro. Che stia per arrivare un vento nuovo sull'Europa?