martedì 30 settembre 2014

Consiglio comunale straordinario


Questa sera, in auditorium, è convocata una seduta straordinaria del Consiglio comunale con il seguente ordine del giorno:



1.      Lettura ed approvazione verbali delle sedute precedenti.
2.      Approvazione convenzione per lo svolgimento del servizio associato di Segreteria Comunale tra i Comuni di Gerenzano e Carugo.
3.      Statuto Consulta dello Sport. Aggiornamento.
4.      Modifica art. 77 del Regolamento Comunale di Polizia Mortuaria.
5.      Modifica programma triennale 2014/2016 ed elenco annuale 2014 delle opere pubbliche.
6.      Prima variazione alle dotazioni di competenza del Bilancio di Previsione 2014, del Bilancio Pluriennale 2014-2016 e aggiornamento della Relazione Previsionale e Programmatica.
7.      Determinazione del Consiglio Comunale ai sensi dell'art. 193 del D.Lgs. 267/2000 Ricognizione sullo stato di attuazione dei programmi e verifica della salvaguardia degli equilibri di bilancio dell'esercizio 2014. Provvedimenti.
8.      Rideterminazione aliquota IMU approvata con delibera di Consiglio Comunale n. 30/2014 solo per immobili di categoria Al - A8 - A9.
9.      Riconoscimento debito fuori bilancio per pagamento spese di giudizio relative al ricorso proposto dalla Società Fomep s.a.s. di Metropol s.r.l. (ora Fomep s.r.l.) innanzi la Commissione Tributaria Regionale di Milano.

venerdì 26 settembre 2014

Verso nuove elezioni?

Fino a pochi giorni fa lo ritenevo piuttosto improbabile, ma vista l'inquietudine di tutti coloro che, sotto sotto, vorrebbero che nel nostro paese non cambiasse mai niente, per mantenere inalterate le proprie prerogative o il proprio potere, si stanno creando tutte le condizioni perché in Italia si vada verso nuove elezioni.
All'epoca in cui Renzi subentrò a Letta, dissi che il problema più grosso per il neo-premier sarebbe stata la presenza di una maggioranza parlamentare di cui egli non era espressione. Tale problema si sta ora manifestando in tutta la sua gravità, accentuato dal malcontento di tutte quelle consorterie le cui rendite di posizione una serie di riforme vere andrebbe a erodere considerevolmente.
In questa situazione, la prospettiva di tornare al voto non dispiace a Renzi, che è evidentemente sicuro di ottenere una piena legittimazione popolare e di ritrovarsi con un Parlamento "amico"; e non dispiace neanche a tutti quelli che, a torto o a ragione, contano di potergli fare le scarpe, Passera e Grillo in testa.
Restano però due incognite: l'assenza di una legge elettorale capace di assicurare la piena governabilità a chi dovesse vincere le elezioni; e la quasi certezza della minoranza interna del Pd di essere spazzata via o quasi, dato che i suoi esponenti di punta non verrebbero ricandidati. Visto che sono certo che tutti costoro ci penseranno due volte prima di suicidarsi politicamente, gli spazi per un accordo di sostanza sul job act restano aperti.
Ma anche l'alternativa a questa ipotesi si è fatta estremamente concreta.

giovedì 25 settembre 2014

Renzi e la presa di posizione del Corriere

In molti si sono sorpresi per la presa di posizione del direttore (uscente) del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli contro Matteo Renzi. Io no.
Il fatto è che De Bortoli è rappresentante di una certa borghesia italiana, abituata ad "agire" sulla politica senza mai esporsi direttamente, attraverso i propri soldi e le proprie relazioni consortili.
Ora, con l'ascesa di Renzi, questa selezionatissima classe credeva forse di avere trovato un nuovo interlocutore, disposto a tradurre prontamente e docilmente in atto i suoi desideri. Resasi conto tardivamente che non è così, cerca ora di orientare diversamente l'opinione pubblica; pensando, magari, di preparare il terreno perché venga tirata la volata a Corrado Passera, prossimo alla "discesa in campo" con il suo nuovo movimento Italia Unica.

giovedì 18 settembre 2014

Riforma del lavoro: ciò che si gioca Renzi

Sulla riforma del lavoro Matteo Renzi si gioca tutto: spero che ne sia consapevole fino in fondo.
Alla grande maggioranza dei suoi sostenitori non credo importi che sia preservato così com'è l'articolo 18; importa invece che il nuovo sistema sia capace di introdurre criteri di maggiore equità e giustizia sociale, fungendo nel contempo da volano per il mondo del lavoro.
Il primo passo in questa direzione potrebbe essere l'applicazione dei meccanismi a tutele crescenti che si pensa di introdurre, più che ai nuovi assunti, alle partite Iva (che più di tutti hanno sofferto le conseguenze della crisi) e ai precari che da anni si vedono inquadrati come tali (penso, per esempio, a chi lavora nel mondo della ricerca). Sarebbe un bel messaggio per dimostrare a tutti che il superamento dell'articolo 18 non vuole essere banalmente un favore fatto ai "padroni".

mercoledì 17 settembre 2014

Le nuove province: più trasparenza

Il 12 ottobre, i Sindaci e i consiglieri comunali di tutti i Comuni varesini saranno chiamati all'elezione, all'interno della platea composta da loro stessi, del nuovo Presidente di Provincia e del nuovo Consiglio Provinciale, dopo la riforma decisa dal Governo e la decadenza delle vecchie Province (c'è dell'ironia nel fatto che sia stato scelto il giorno della "scoperta" dell'America?). Come sempre accade tutte le volte che ci sono in ballo delle nomine all'interno del Palazzo, sospetto che sarà un vero troiaio (il lettore pudico mi perdonerà l'utilizzo di questo termine poco urbano): basta vedere cosa sta succedendo in questi giorni in Parlamento per la scelta dei nuovi membri per integrare il plenum della Corte Costituzionale e del CSM.
Alcuni mesi fa, qualcuno aveva addirittura ventilato l'ipotesi di creare un "listone" unico che unisse i candidati di tutte le forze politiche: insomma, il trionfo del consociativismo! Tramontata quella spericolata proposta, almeno in Provincia di Varese (ma non altrove: guardate quello che succede a Parma, dove il grillino Pizzarotti si trovarà nella stessa lista con esponenti del Pd e del centrodestra), molti non sembrano voler rinunciare al tentativo di mettere d'accordo tutti in maniera trasversale: so che anche all'interno del Pd qualche dirigente ha avuto l'idea di contattare alcuni dei consiglieri comunali di Gerenzano (dove l'amministrazione in carica non è certo riconducibile al centrosinistra) per indurli a votare i nomi da lui proposti.
A mio parere, per evitare che certe scelte vengano compiute alle spalle dei cittadini, sarebbe bene che il Sindaco e tutti i consiglieri comunali dichiarino pubblicamente le proprie opzioni di voto. Si chiama trasparenza.

lunedì 15 settembre 2014

La politica e le associazioni

Nei giorni scorsi mi ha colpito la notizia secondo cui l'Inter club Triplete di Gerenzano ha rinnovato il proprio organigramma, che vede ora come presidente l'assessore all'edilizia privata Emanuele Pini, e come addetto stampa l'assessore ai servizi sociali Dario Borghi.
Dato che per lungo tempo i nostri attuali assessori hanno lamentato la sistematica occupazione delle associazioni presenti sul territorio da parte dei rappresentanti della Lega Nord, e dato che sia Borghi che Pini sono da lunga pezza sfegatati tifosi di comprovata fede interista, escludo che intendano utilizzare la loro nuova carica come strumento promozionale a beneficio della loro carriera amministrativa e delle fortune del gruppo politico a cui appartengono.
In questa manovra è più facile ipotizzare un tentativo del Football Club Internazionale Milano, vista la scarsità dei risultati sportivi che figurano nel suo palmares negli ultimi anni, di mobilitare i suoi tifosi per ottenere gli appoggi istituzionali che possano contribuire a spostare a favore della loro squadra l'inerzia psicologica di certi arbitraggi; partendo, naturalmente... dal basso.
O forse non è così?
   

venerdì 12 settembre 2014

Napoli, Italia

Riporto qui di seguito un articolo di Michele Brambilla, pubblicato sulla Stampa, sulle morti di Ciro Esposito e di Davide Bifolco, di cui condivido il contenuto al 100 percento:

Da qualche tempo sembriamo condizionati da due nuovi vizi capitali. Il primo è l’emotività: giudichiamo quel che accade più con la pancia che con la testa; con poca serenità e a volte con qualche isterismo. Il secondo vizio è l’autocensura.  

Per il timore di passare per politicamente scorretti, o peggio per reazionari, rinunciamo a dire quel che pensiamo (e che magari appare come un’evidente verità).  
Un esempio. Il 3 maggio scorso, a Roma, prima della finale di coppa Italia Napoli-Fiorentina un tifoso napoletano - Ciro Esposito, di 29 anni - viene ucciso da un tifoso della Roma, Daniele De Santis, uno che bazzica gli ambienti dell’estrema destra. L’Italia della gente normale si chiede come mai, se la partita è Napoli-Fiorentina, ci siano scontri fra tifosi napoletani e romanisti: ma è una domanda oziosa perché il mondo degli ultrà non appartiene alla gente normale. Comunque: l’impatto mediatico è enorme, anche perché milioni di italiani assistono attoniti alla miserabile commedia che va in scena all’Olimpico, dove calciatori, allenatori, dirigenti sportivi e ahimè anche forze dell’ordine sono tenuti sotto scacco da alcuni avanzi di galera che dalla curva dettano i tempi su quando - e se - cominciare a giocare. In ogni caso la commozione per la morte del giovane tifoso del Napoli è grande, come è giusto e comprensibile che sia. 
Meno giusta e comprensibile è però l’immediata santificazione. A Scampia - un posto dove non tutti hanno le carte in regola per chiedere giustizia - vengono celebrati i funerali al grido appunto di «giustizia!», e con grande esibizione di cartelli «Ciao eroe», rivisti poi più volte anche negli stadi. E questa è l’emotività: reagire d’istinto senza aspettare di sapere come sono andate davvero le cose. 
Infatti, l’altro ieri una perizia del Racis dei carabinieri si conclude affermando che De Santis, l’uccisore di Esposito, «fu vittima di un tentato omicidio» e sparò solo dopo essere stato già ferito, forse a coltellate. De Santis resta quello che è, tutt’altro che un gentleman, ma se così fossero andate le cose, si potrebbe perfino pensare a una legittima difesa. Stiamo dicendo che Ciro Esposito se l’è meritata? Ovvio che no. Ma possiamo dire quel che tutti sanno, e cioè che erano in corso scontri fra tifosi? Magari Esposito in quegli scontri non c’entrava nulla ed era lì per caso: ma allora possiamo dire che è una vittima, ma gli «eroi» sono un’altra cosa? 
Altro esempio: la morte del diciassettenne Davide Bifolco di Napoli. Anche qui: come si fa a non avere pietà di un povero ragazzo che muore a 17 anni? Però un conto è la pietà, un altro è dare per scontata la versione dei fatti gabellata per vera dagli amici di Davide, e cioè che un carabiniere killer gli ha sparato alle spalle: così, per il gusto di accopparlo. Versione che ha dato il pretesto, a molti abitanti del quartiere, di assaltare e bruciare per giorni e giorni le auto di polizia e carabinieri. E versione del tutto falsa, visto che l’altro ieri sono arrivati i risultati dell’autopsia e anche i consulenti della famiglia Bifolco dicono che il colpo è stato esploso di fronte, esattamente come aveva detto il carabiniere. 
Qui, oltre che l’emotività, entra in gioco il timore di passare per reazionari. Timore che impedisce di dire quello che tutti pensano, e cioè che se a Cuneo vai in tre su uno scooter ti fermano e ti sequestrano il motorino. A Napoli invece non solo si può andare in tre, ma ci si può andare senza casco; e se non ti fermi a un posto di blocco i carabinieri - che sono lì perché stanno cercando un latitante, non per sport - devono dirti avanti prego, passate pure e scusate il disturbo. È normale. Così come è normale assistere impotenti alla rivolta di piazza dei giorni seguenti, con le forze dell’ordine che non intervengono e noi che stiamo zitti: solo un prete ha avuto il coraggio di dire che, quando è la camorra ad ammazzare per sbaglio un ragazzo, a Napoli non va in piazza nessuno. 
Discorsi da vetero leghisti? Tutt’altro. Chi vuol bene a Napoli pensa che, proprio a tutela dei suoi cittadini migliori (la maggioranza) non si deve tacere della piaga dell’illegalità diffusa; e si deve invocare l’intervento dello Stato, non la sua ritirata. Negli Stati Uniti è appena successo qualcosa di simile, e Obama ha deciso che se un poliziotto ha sbagliato pagherà; ma di fronte alle devastazioni e ai roghi non si assiste inermi, si interviene. In Italia invece, come nella «Don Raffaé» di Fabrizio De André, «e lo Stato che fa, si costerna s’indigna s’impegna poi getta la spugna con gran dignità».

venerdì 5 settembre 2014

Il blocco degli stipendi degli statali e la situazione economica

Capisco l'agitazione e le rivendicazioni sindacali di tanti lavoratori del settore pubblico dopo le dichiarazioni del Ministro Madia, che ha avvertito che non ci saranno aumenti di retribuzione per nessuno: tutti difendono legittimamente i propri interessi.
E tuttavia, non abbiamo passato l'estate a dirci che il principale problema del nostro sistema economico in questo momento è la deflazione? In un frangente in cui lo Stato è in piena crisi di liquidità e i prezzi non sono certo in vertiginosa salita, non mi pare uno scandalo chiedere un sacrificio ai lavoratori in assoluto meno esposti alle conseguenze della crisi...

lunedì 1 settembre 2014

Mafia, intercettazioni, leggi e informazione

Mi ha abbastanza sorpreso, nei giorni scorsi, la notizia uscita su vari quotidiani e data da tutti i telegiornali delle minacce formulate, durante una conversazione in carcere con un altro detenuto, dal capomafia Totò Riina. all'indirizzo del fondatore di Libera, don Luigi Ciotti.
A sorprendere, naturalmente, non è la cosa in sé: è prevedibile che un mafioso nutra sentimenti ostili nei confronti dell'animatore di una comunità che si occupa della valorizzazione e della restituzione alla società civile dei patrimoni confiscati alle mafie. Strano è il fatto stesso che sia uscita la notizia, che i mezzi d'informazione siano venuti a conoscenza della cosa prima ancora del diretto interessato, e che nessun magistrato vi abbia trovato nulla da ridire.
Ora, Riina è detenuto in regime di 41-bis; il 41-bis comporta un tipo di isolamento tale da impedire a detenuti particolarmente pericolosi di lanciare messaggi che possano trovare fuori dal carcere dei volonterosi esecutori, e per evitare che questi soggetti possano fare danni e possano nel contempo continuare a esercitare la propria autorità anche in regime di detenzione.
Chi, dall'interno del sistema giudiziario, ha diramato la notizia (senza neppure preoccuparsi di informare prima don Ciotti), non ha per caso commesso il reato di violazione del 41-bis?