giovedì 25 agosto 2016

Un canale fra i tanti

E' solo un canale fra i tanti attraverso i quali si può esprimere la propria solidarietà.
Essendomi stato segnalato, mi sembra giusto riportarlo anche qui:

Carissime, carissimi,

dopo il devastante terremoto che nella notte scorsa ha colpito il centro Italia ci siamo subito raccordati con il livello nazionale per fare in modo che anche il PD lombardo possa essere d'aiuto.
Tutti noi possiamo contribuire - in particolare attraverso la rete dei nostri Circoli e delle Feste de L'Unità che si stanno svolgendo nella nostra Regione - non solo personalmente ma anche diffondendo attraverso tutti i canali disponibili (le Feste, il passaparola, i siti e social network...) le coordinate bancarie per la raccolta fondi in favore della popolazione colpita.

Vi preghiamo quindi di rendere il più possibile nota questa iniziativa


Coordinate bancarie:
Iban - IT96H0103003200000006365314        
Bic - PASCITMMROM

Partito Democratico                                                        
"Raccolta Fondi per Terremoto"
Via di Sant'Andrea delle Fratte 16
00187 Roma


Sono sicuro che ci attiveremo da subito nel modo più ampio possibile: grazie a tutti voi per quello che farete.

Un caro saluto,

Alessandro Alfieri
Segretario regionale PD lombardo

domenica 21 agosto 2016

A chiusura delle Olimpiadi

Riporto qui l'articolo di Aldo Cazzullo, comparso sul Corriere della Sera, che prova a stilare un bilancio delle Olimpiadi brasiliane appena concluse e, soprattutto, suggerisce come la possibilità di aggiudicarsi l'organizzazione delle Olimpiadi del 2024 costituisca per l'italia e per Roma un'occasione da non perdere, anche se molti continuano a nutrire troppe perplessità e troppi pregiudizi al riguardo.

Alla fine il Brasile ce l’ha fatta. Le previsioni catastrofiche, come d’abitudine, non si sono avverate. Non si è quasi vista una zanzara, i nuotatori che dovevano attraversare la baia inquinata sono sopravvissuti, la rapina a Lochte era stata inventata. Questo non significa che Rio 2016 sia un successo pieno.
La prima Olimpiade sudamericana fu assegnata nel 2009 per consacrare l’ascesa del Brasile tra le grandi potenze, e ora ha finito per mostrarne i limiti. L’immenso Paese si riprenderà dalla crisi legata al crollo del petrolio e del sistema politico; ma i tagli inferti a una macchina già precaria hanno prodotto i Giochi peggio organizzati di questo inizio secolo. Sydney e Londra misero in campo una grande cultura sportiva, Pechino il gigantismo del regime, Atene uno sforzo superiore alle proprie possibilità. Rio ha costruito un parco olimpico bellissimo ma lontano da tutto e in mezzo al nulla. Disposizioni cervellotiche hanno reso ancora più difficile raggiungerlo: sull’autobus veloce salivano solo gli accreditati o coloro che avevano già il biglietto per le gare; questo contribuisce a spiegare i larghi vuoti sugli spalti. Inoltre il sindaco ha vietato la zona ai taxi: visti spettatori disperati vagare in lacrime nottetempo attorno al parco deserto, confortati dalla polizia. Del tutto inadeguato lo stadio di atletica, ingolfato all’interno da ascensori spesso bloccati e scale intasate, e all’esterno da viuzze che creavano ingorghi; mai si erano viste file di atleti in attesa del bus per rientrare al villaggio.
Il misto di burocrazia nordica e inefficienza latina ha creato disagi, ma non problemi insormontabili. Un’Olimpiade non si misura solo dalla logistica; e questa resterà nella storia anche per il passo d’addio dei due più grandi campioni di sempre, Michael Phelps e Usain Bolt. L’errore degli organizzatori è stato non coinvolgere la città; a maggior ragione una «città meravigliosa» come questa.
Le condizioni naturali e sociali rendevano la sfida improba: Rio è costruita su una baia talmente profonda che fu scambiata appunto per un fiume, e attorno a una montagna coperta dalla selva urbana più grande del mondo, con i grattacieli ai piedi e le i favelas che si arrampicano sulle alture; trovare un filo unificante in una metropoli diffusa e dispersa era certo più difficile rispetto a Londra, che aveva Wimbledon per il tennis, Wembley per il calcio, Greenwich per l’ippica e una metropolitana che portava dappertutto in pochi minuti. Ma l’organizzazione brasiliana non ha neppure provato a far partecipare gli abitanti, a far interagire l’Olimpiade con la città.
L’atmosfera è migliorata in questi ultimi giorni, quando il baricentro si è spostato da Barra — il quartiere del parco olimpico: grattacieli di ricchi in fuga dal centro e baracche di poveri senza speranza — verso Copacabana, dove il Brasile ha vinto l’oro nel beach volley là dove questo sport è stato inventato, e verso il Maracanà, dove la Selecao ha vendicato il 7 a 1 dei Mondiali e i pallavolisti hanno purtroppo sconfitto gli azzurri. Calcio e volley: non a caso i due sport più amati e praticati dai carioca.
E’ difficile prevedere ora dove si faranno i Giochi del 2024. Parigi sarebbe una scelta simbolica importante, ma rappresenta anche il massimo rischio. Los Angeles scalpita, però li ha già ospitati due volte. Roma avrebbe ottime chances. Ma non c’è da essere ottimisti. Perché l’Olimpiade non basta tollerarla; bisogna volerla, e chiederla. E a farlo non è un Paese, o un governo; è una città.
I Giochi brasiliani sono stati finanziati dal Cio con quasi due miliardi di dollari, e lasciano infrastrutture che resteranno, come la nuova linea della metropolitana. Roma potrebbe avvalersi della stessa opportunità, senza ripetere gli stessi errori. E quindi potrebbe pensare a un’Olimpiade diffusa e «sociale», che arruoli volontari tra gli abitanti di tutti i quartieri, crei posti di lavoro anche in periferia, coinvolga le associazioni sportive e culturali, valorizzi i monumenti rispettandoli — come accadde nel 1960 con la lotta a Caracalla e l’arrivo della maratona sotto l’Arco di Costantino —, mobiliti le energie e la voglia di riscatto della Capitale dopo anni di amministrazioni fallimentari. Ora tocca a Virginia Raggi scegliere. Noi torniamo da Rio confermati nel nostro amore per il popolo brasiliano, e convinti che un mondo diviso dalla guerra e dall’odio etnico e religioso abbia ancora bisogno di Olimpiadi.

mercoledì 17 agosto 2016

Una specie da tutelare?

Quando si legge di Salvini che vorrebbe "vietare l'Islam in Italia", "chiudere le moschee", "boicottare chiunque offra assistenza ai profughi", o "dare mano libera alla polizia contro gli immigrati", la reazione istintiva, supportata fra l'altro da una certa logica, per molti potrebbe essere questa: perché non proporre di mettere alla stessa stregua fuori legge la Lega Nord, dato che l'ideologia di cui si fa portatrice è in palese contrasto con i valori democratici su cui si fonda la nostra Repubblica e con l'idea stessa dello Stato di diritto che è il fondamento di tutta la civiltà politica occidentale?
D'altra parte si può ragionare anche in modo diverso: forse Salvini è da salvaguardare come certe specie animali, perché fino a quando sussiste il suo ruolo-guida, la destra italiana difficilmente potrà avere ambizioni di Governo.
Personalmente mi trovo a oscillare continuamente tra questi due estremi, entrambi abbastanza paradossali. In attesa di decidere, arrangiamoci a confrontarci come si può con le idee di questo abietto personaggio e di chi - per quanto incredibile possa sembrare - si trova a riconoscersi in lui.

martedì 16 agosto 2016

Attenzione al cittadino

Tutte le domeniche, da maggio a settembre, la strada che attraversa il bosco del Rugareto collegando Gerenzano a Rescalda (via Lepetit nel tratto gerenzanese, quello che passa davanti all'ingresso dell'Insubrias Biopark) viene chiusa al traffico e messa esclusivamente a disposizione di pedoni e ciclisti dalle 8 alle 18. Dato che, per distrazione, trascuratezza o mancanza di senso civico, vi sono spesso automobilisti che ignorano le disposizioni riportate sui cartelli di segnalazione, si è deciso di transennare l'accesso alla strada.
Il problema è che più di una volta è avvenuto che, mentre l'accesso da Rescalda era regolarmente transennato, quello da Gerenzano fosse invece aperto. Anche domenica 14 agosto era così, con molte auto che entravano nell'area ad esse vietata. E Gerenzano non ci ha fatto una figura bellissima a confronto dei vicini, al cospetto dei tanti che sfruttano quest'opportunità per una tranquilla passeggiata domenicale attraverso i boschi.  

mercoledì 10 agosto 2016

Perbenismo e isteria: l'incapacità di gestire il rispetto individuale nell'epoca dell'informazione a flusso continuo

Vorrei dire due parole sul caso del direttore del Resto del Carlino rimosso per aver definito, in un titolo del suo giornale, le arciere azzurre impegnate alle Olimpiadi "cicciottelle".
Il provvedimento è stato preso perché nel designare quelle atlete con un attributo fisico è stata riscontrata una grave mancanza di rispetto.
Ora, si può discutere se l'approccio al tema della gara olimpica manifestato da quel titolo fosse il più corretto; forse sarebbe stato meglio sottolineare il contenuto tecnico della prestazione delle ragazze-arciere.
E tuttavia mi piacerebbe sapere quanti sono, fra i giornalisti e i lettori interessati alle Olimpiadi, coloro che saprebbero analizzare con adeguata competenza tecnica una gara di tiro con l'arco.
A mio modo di vedere, le Olimpiadi sono un'occasione per far conoscere al grande pubblico degli sport che solitamente non compaiono nemmeno nelle brevissime delle pagine sportive dei quotidiani. Quel titolo era un modo di presentare al pubblico in modo familiare le protagoniste di uno sport sicuramente minore, che con la loro prestazione trasmessa in televisione erano riuscite a rubare l'occhio soprattutto grazie al contrasto fra la loro abilità fuori dal comune e il loro aspetto molto normale.
Il "cicciottelle" rimarcava in maniera direi affettuosa questa normalità; per lo meno per chi non considera l'aggettivo di per sé denigratorio.
Ma per ritenere il termine "cicciottello" denigratorio, occorre pensare che i chili di troppo, specialmente in una donna, costituiscano un difetto imperdonabile.
Noi, che di certo non la pensiamo così, non vediamo nel titolo del Resto del Carlino nulla di male; e consideriamo anzi il provvedimento disciplinare preso nei confronti del direttore della testata il segno del perbenismo e dell'isteria diffusi nel mondo dei media dell'informazione a flusso continuo, in un'epoca che rischia di perdere il senso di un rispetto autentico della dignità individuale.