domenica 24 dicembre 2017

Il naufragio dello Ius soli

E' con profondo rincrescimento che ho assistito alla resa - senza colpo ferire - del Pd di fronte all'accantonamento dello Ius soli (che sarebbe stata semplicemente una legge di civiltà: riconoscere l'identità italiana di chi è già perfettamente integrato e si sente italiano è un fatto di giustizia e di buon senso). Non sarebbe probabilmente cambiato nulla nell'immediato, ma se i senatori democratici fossero stati compattamente presenti in aula, avrebbero dato un segnale inequivocabile circa la volontà del partito di promuovere un atto di civiltà; non farlo è stato un po' come tradire la missione più importante che si era data il Pd all'atto della sua fondazione: cercare di far diventare i principi e i valori su cui si incardinano le idee base del centrosinistra culturalmente egemoni (nel senso gramsciano del termine ) in questo Paese.
Mi aspetto ora che l'approvazione dello Ius soli rientri con chiarezza nel programma del partito democratico per la prossima legislatura, insieme alla piena applicazione del Jobs Act (che, per funzionare davvero come deterrente al precariato e per creare maggiore giustizia fra le varie categorie di dipendenti nel mondo del lavoro, dovrebbe prevedere l'eliminazione di quasi tutte le fattispecie contrattuali che non rientrino nel quadro delle tutele crescenti; solo per i lavoratori stagionali e per alcune particolarissime categorie si dovrebbe fare eccezione...).
Buon Natale a tutti.

lunedì 4 dicembre 2017

Povera Patria

A un anno dal Referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, in vista del quale mi ero convintamente speso per il successo del sì, cosa rimane? L’amara consapevolezza che quel tentativo di riforma, con tutti i suoi limiti, era giusto, e che il suo fallimento è stata una iattura per questo Paese, ora prigioniero di una articolata cornice istituzionale che custodisce la sua natura intimamente gattopardesca e nasconde la sua fondamentale irriformabilità.

mercoledì 8 novembre 2017

La costanza della ragione

 Editoriale di Mario Calbresi su Repubblica: merita di essere condiviso parola per parola.

IL DIBATTITO su chi debbano essere i candidati premier dei vari schieramenti per le prossime elezioni non è solo fasullo, ma anche demenziale. Prima di tutto perché inganna i cittadini: il sistema elettorale con cui andremo al voto è per due terzi proporzionale e non prevede nessuna indicazione del presidente del Consiglio. Inoltre il sistema tripolare in cui ci troviamo non permetterà ad alcun partito di arrivare ad avere la maggioranza da solo. Così dopo le elezioni assisteremo a trattative e mediazioni tra le forze politiche o all'interno delle coalizioni per trovare figure che siano punti d'equilibrio.
Questo i cittadini lo devono sapere con chiarezza: la stagione del maggioritario e del nome del premier sulla scheda è finita con il referendum di un anno fa e il nuovo sistema elettorale l'ha definitivamente archiviata.
Il fatto che questo però continui a essere materia del contendere a sinistra è anche autolesionista. Infatti la coalizione che oggi sembra avere più possibilità di affermarsi, il centrodestra, ha accuratamente evitato il problema, sapendo quanto divisivo e inutile sia affrontare ora questa discussione. L'accordo tra Berlusconi e Salvini è che a indicare il possibile capo del governo sarà il partito che prende un voto in più.
Sapendo, al di là della prevedibile propaganda, che l'incarico non spetterà a nessuno di loro due. Il Movimento 5 stelle ha scelto Di Maio, per darsi una guida parlamentare e mettere fine a fibrillazioni e dibattiti interni, ma nessuno può credere che da soli conquisteranno la maggioranza dei seggi parlamentari, così - anche in questo caso - ogni ipotesi di mediazione, di coalizione o di governo che cerchi convergenze in Parlamento partirà proprio dalla scelta di una figura di area che sia meno connotata.
A sinistra invece si è scelto di giocare al massacro su un falso problema: da un lato Renzi si è arroccato in difesa, ha ricominciato a propagandare una vocazione maggioritaria e ad immaginare di arrivare al 40 per cento, dall'altro si va creando intorno a Grasso un piccolo cartello elettorale che ha come nemico proprio il Pd e non Salvini, Berlusconi o Grillo. Le aperture e le prove di dialogo, fatte in questo clima e su queste basi, sono solo finzione. Un gioco del cerino per addebitare alla controparte la responsabilità della divisione. Un combinato disposto che minaccia di consegnare la sinistra italiana all'irrilevanza, come è accaduto domenica in Sicilia.
Eppure l'obiettivo dovrebbe essere chiarissimo ed è davanti ai nostri occhi: sconfiggere i due populismi italiani che oggi si contendono la guida del Paese.
Purtroppo non c'è stato nemmeno questa volta, come non ci fu dopo la sconfitta al referendum, un vero cambio di passo da parte di Renzi. Un autentico ripensamento. La consapevolezza che i risultati propagandati non corrispondono al percepito dei cittadini. Inutile ripeterli ad ogni occasione, se non sono riusciti a fare la differenza nella vita delle persone, allora bisognerà chiedersi il perché.
Matteo Renzi aveva dato grande speranza all'Italia, ma poi ha perso il contatto con il Paese, non è riuscito a cogliere il malessere e le paure, che non andavano certo inseguite ma invece comprese e affrontate. La chiave non era andare da Obama alla Casa Bianca, farsi vedere innovatore accanto a Jeff Bezos e parlare delle eccellenze, così come oggi non potrà essere cercare una sponda in Macron, ma mostrare di capire i bisogni e le sofferenze. Quello che è mancato è l'ascolto.
Da molti anni la sinistra italiana - come ha sottolineato ieri Ezio Mauro - ha mostrato grande senso di responsabilità, lo ha fatto sacrificando spesso totem e tradizioni, lo ha fatto per superare passaggi drammatici. Ora si rende conto del costo che questo ha comportato, ma la risposta non può essere praticare l'irresponsabilità per far vedere che si è vivi e vicini alla gente.
La sinistra, o perlomeno quell'area che si usa chiamare progressista o democratica e che è in profonda crisi in tutto l'Occidente, deve avere il coraggio di guardarsi dal fascino della convenienza, del cavalcare le pulsioni del momento, le parole d'ordine dei populismi, prima di tutto perché inutile elettoralmente, secondo perché non viene capito nemmeno dai tuoi. Allora non resta che la strada della convinzione. Essere convinti delle proprie idee, avere il coraggio di aggiornarle, di metterle a fuoco e di mostrarle. Quale progetto di Paese, di società, di sviluppo, quale agenda di diritti e doveri e quale anima.
Svegliarsi una mattina e cominciare a cannoneggiare la Banca d'Italia accodandosi ai professionisti della demolizione è una scorciatoia pericolosa. Se sei forza di governo e credi ci siano stati errori e omissioni allora crei le condizioni per un cambio di Governatore, non permetti la riconferma tenendoti le mani libere per gridare allo scandalo. Allo stesso modo ci si chiarisce sull'innalzamento dell'età pensionabile, non si lascia la patata bollente al governo, come fosse altro dal Pd, per prenderne poi le distanze.
Si decide se spiegare, con coraggio, al Paese che è una scelta faticosa ma necessaria a non scaricare il costo della rinuncia sulle generazioni più giovani e meno tutelate (o per nulla tutelate) o ad avere quel di più di flessibilità che ha permesso di evitare nuove tasse o maggiori tagli alle spese. Oppure si decide di non cambiare le regole pensionistiche e di lasciare il problema in eredità al prossimo governo, ma lo si dice con forza e chiarezza sapendo che questo comporta dei costi.
Così i vitalizi, una parte del Pd non accetta di modificarli ma Renzi vuole cavalcare il tema per non lasciare questa carta nelle mani di Grillo. Anche qui le strade sarebbero due: o convinci il tuo partito della bontà della cosa o ne capisci le ragioni. Bombardare il quartier generale è l'unica mossa che dovrebbe essere evitata, soprattutto perché il quartier generale è il tuo e pensare che le macerie possano affascinare gli elettori sembra davvero un calcolo sbagliato.
Il voto siciliano dovrebbe contemporaneamente imporre una seria riflessione a Bersani e soci, i quali farebbero bene a chiedersi come mai, se sono così in sintonia con il "vero" popolo di sinistra, restano tanto minoritari e ininfluenti. Pensare che le prossime elezioni saranno l'occasione per la conta e per eliminare un segretario che è considerato un marziano è suicida. Stiamo assistendo ad uno spettacolo che non conquista i cuori e nemmeno le menti ma spinge l'elettorato progressista verso l'astensione e il disgusto.
Ci si fermi un attimo a pensare come sia possibile aver lasciato campo libero a forze neofasciste e xenofobe come Casa-Pound, che in alcuni quartieri di Ostia è arrivata al 20 per cento sostituendosi all'azione che un tempo era dei sindacati o delle sezioni e cavalcando paure e frustrazioni. Le risposte devono partire da qui, non perdendosi in gabbie burocratiche e lotte fratricide, ma parlando il linguaggio della verità e mostrando di avere una visione del futuro. Altrimenti non ci resta che fare nostro un verso di William Yeats, citato domenica da Franco Marcoaldi nella sua rubrica su Robinson, "I migliori perdono ogni convinzione / mentre i peggiori sono pieni di appassionata intensità".

giovedì 26 ottobre 2017

Gruppi ultras = associazioni a delinquere

L'ho già scritto, ma giova ripeterlo di nuovo, dopo il deprecabile episodio dell'iconica manifestazione di antisemitismo (censurata solo in quanto iconica) da parte della curva laziale: i gruppi ultras che allignano all'ombra delle società calcistiche altro non sono che micro-organizzazioni criminali che vivono di spaccio, estorsioni, contraffazione e bagarinaggio, usano strumentalmente la politica come mezzo per darsi importanza e dignità - e per cercare un'ambigua giustificazione alla propria condotta violenta -, trasformano gli spalti degli stadi in ambienti in cui le leggi vigenti risultano di fatto sospese.
Per tutti questi motivi andrebbero equiparati ad associazioni a delinquere e come tale trattati.
Lo dico con forza e non mi sento assolutamente illiberale per questo...

domenica 15 ottobre 2017

Vademecum per il Referendum per l'autonomia del 22 ottobre

A cosa serve il Referendum per l'autonomia che domenica 22 ottobre riguarderà, oltre al Veneto, anche la Regione Lombardia?
La risposta è semplice: a niente.
Vediamo di spiegarlo con un minimo di chiarezza.
L'articolo 116 della Costituzione prevede che le Regioni possano aprire una trattativa col Governo per ottenere maggiore autonomia senza passare da un Referendum consultivo; la procedura istituzionale contempla il voto di una risoluzione da parte del Consiglio Regionale e una consultazione degli enti locali. Il problema è che Maroni, nonostante praticamente tutte le forze politiche fossero pronte a sostenere un'iniziativa del genere, non ha mai chiesto al Consiglio Regionale di votare una risoluzione per aprire una trattativa con lo Stato.
Questo, naturalmente, non vuol dire che un Referendum non si possa o non si debba fare; anzi, la legittimazione popolare può dare sicuramente forza a una richiesta di questo tipo. Il fatto è che un Referendum ha senso all'inizio della Consigliatura, quando la Giunta che se ne fa promotrice può dare seguito al risultato del quesito referendario. Ma se una Giunta è prossima alla scadenza del mandato (così come la Giunta Maroni), la scelta di indire immediatamente un Referendum dà adito al sospetto che la decisione costituisca un tentativo un po' ribaldo di farsi campagna elettorale a spese dei cittadini.
Il sospetto è avvalorato dai contenuti farlocchi di cui la propaganda della Lega Nord sta tentando di riempire il Referendum stesso, prendendo un po' in giro i cittadini. Un esempio: si va dicendo che il Referendum porterebbe "una più ampia competenza della Regione in tema di sicurezza e immigrazione"; in realtà l'articolo 117 della Costituzione chiarisce che Sicurezza e immigrazione sono materie di competenza esclusiva dello Stato.
Un altro esempio ancora più clamoroso: si va dicendo che, a seguito dell'esito positivo del Referendum, la Regione Lombardia potrebbe trattenere la metà del proprio Residuo Fiscale (la differenza tra quanto la Lombardia versa allo Stato e quanto lo Stato restituisce alla Lombardia); in realtà il Referendum non potrà avere effetti automatici, diretti e immediati sulla gestione del Residuo Fiscale.
E allora, diciamola tutta: se uno ci tiene realmente all'autonomia (e personalmente credo che, se la Lombardia ottenesse maggiore autonomia e maggiore spazio di manovra, ne trarrebbe giovamento per sé e potrebbe dare una scossa positiva a tutto il sistema-Italia), deve cercare di procedere nella maniera istituzionalmente più corretta; altrimenti rischia solo di affossare quell'iniziativa che pretende di promuovere.
In conclusione: se volete andare a votare fatelo; sappiate solo che l'unico aspetto concreto, curioso e interessante di questa consultazione sarà la possibilità di sperimentare su larga scala il voto elettronico. Questo, ma niente di più.

giovedì 12 ottobre 2017

La legge elettorale vista da fuori

Proviamo a mettere in fila qualche semplice considerazione per vedere un po' più chiaro attraverso il polverone sollevato intorno all'approvazione della nuova Legge elettorale.

1) Affrontare un problema così delicato pochi mesi prima delle elezioni e, per di più, usando forzature alla procedura parlamentare (ponendo la questione di fiducia) è inopportuno e - per molti versi - anche deprecabile.

2) Detto questo, la forzatura era forse necessaria, visto che, senza approdare al Rosatellum, si voterebbe con il cosiddetto Consultellum, cioè con una legge che rende praticamente impossibile esprimere una maggioranza coerente alla Camera e al Senato. Se così fosse, ci si troverebbe in una situazione di stasi politica più che imbarazzante. Il vero peccato originale di questa maggioranza risiede nel fatto di essere arrivati così a ridosso delle elezioni senza risolvere il problema.

3) Ciò non toglie che tutte le dirigenze dei partiti approfittino del passaggio istituzionale per introdurre norme volte a mantenere il proprio controllo sulla scelta dei parlamentari; è una cattiva prassi connaturata alla classe politica (non solo italiana).

4) Una legge più lineare del Rosatellum era stata varata: era l'Italicum, che però non ha passato le forche caudine del vaglio della Corte costituzionale; del resto, già senza la vittoria del sì al referendum del 4 dicembre 2016 l'efficacia di quell'impostazione risultava largamente compromessa.

5) Al netto di queste considerazione "tecniche", i nostri parlamentari (tutti) non si rendono conto di quanto sia ridicolo e stucchevole il balletto delle responsabilità che stanno artificialmente mettendo in scena.

domenica 1 ottobre 2017

La Catalogna e il sogno delle piccole patrie

Siamo un po' tutti cresciuti sentendoci ripetere il precetto, tipicamente novecentesco, del "diritto all'autodeterminazione dei popoli"; un principio di primaria importanza in un mondo dove i residui del colonialismo erano ancora ben evidenti e in cui le logiche geopolitiche facevano sì che interi blocchi etnici e nazionali fossero di fatto sottomessi ad altri gruppi nazionali.
Ora, il sentimento di attaccamento alla patria (in quanto "terra dei padri"), e quello di solidarietà nazionale con coloro che condividono la nostra lingua, la nostra cultura e il nostro senso di comunità sono sicuramente fondamentali per definire l'identità individuale di ciascuno di noi.
E tuttavia, in verità, quando si enfatizzano questi principi e questi sentimenti, arrivando a considerarli qualcosa di sacro, per giustificare il sogno dell'istituzione di piccole patrie esclusive, qualcosa non mi torna.
Qualcosa non mi torna perché si pretende di trattare il popolo-nazione alla stregua di un individuo dotato di volontà propria e di consapevolezza di sé; cosa che non è mai.
Qualcosa non mi torna perché il concetto di appartenenza nazionale non è un Moloch incontestabile, ma è qualcosa di liquido: l'Italia e gli italiani, ad esempio, non sono dati dalla creazione del mondo; derivano dalla commistione di altre genti e di altri "popoli" oggi scomparsi, di cui nessuno parla più (molti di noi hanno probabilmente nelle vene sangue visigoto; eppure, se qualcuno dichiarasse di essere un visigoto farebbe semplicemente ridere...).
Qualcosa non mi torna perché, nell'Europa di oggi, sfido chiunque a individuare un popolo "irredento" e "oppresso" (di certo non lo sono i catalani)
Qualcosa non mi torna perché troppo spesso la presunta nobiltà dei sentimenti di appartenenza nazionale nasconde in realtà pure e semplici motivazioni economiche (legittime quanto ci pare ma, sotto un certo punto di vista, anche caratterizzate dalla grettezza che le ragioni economiche hanno).
Alla luce di tutto questo, probabilmente, le rivendicazioni dei catalani hanno meno senso di quanto istintivamente saremmo portati ad attribuire ad esse.
Forse, più che alle piccole patrie in cui rintanarci con i nostri egoismi, faremmo bene a metterci all'opera per costruire la patria comune europea.

giovedì 21 settembre 2017

Salvare la Cascina Soccorso

Lo scorso fine settimana, insieme a Pier Angelo Gianni e ad altri appartenenti al gruppo di Gerenzano Democratica, abbiamo visitato la Cascina Soccorso - ai confini tra Gerenzano e Uboldo, all'interno del Parco dei Mughetti -, presso la quale si trovano i resti di un antico convento, con alcune delle manifestazioni storico-artistiche più significative fra quelle presenti nel nostro territorio.
La struttura, ora di proprietà privata, comprende una cappella con un dipinto rinascimentale attribuibile forse a Bernardino Luini (e comunque di scuola luinesca) e gli ambienti di quello che fu il monastero (sala capitolare, cantina, refettorio...).
Il complesso sorge a ridosso della zona che ospitava probabilmente una parte dell'insediamento celtico romano (oggi totalmente scomparso) di Gerenzano: alcune strutture murarie visibili all'interno della cascina rimandano all'opus reticulatum, una tecnica edilizia in uso proprio in quella remota fase storica.
Le parti più significative della cascina versano purtroppo in uno stato di semi-abbandono e occorrerebbe che le istituzioni pubbliche se ne facessero carico prima che diventi troppo tardi per effettuare un'operazione di recupero. Due potrebbero essere le vie percorribili: 1) Si può immaginare che se ne occupi il FAI, come già accaduto per complessi in qualche modo analoghi (pensiamo al monastero di Torba); 2) Se ne potrebbero prendere cura insieme, unendo le proprie forze, i comuni di Uboldo e Gerenzano, dopo aver condotto una trattativa con i proprietari.
La cosa più importante è che ci si muova in fretta, perché l'intera struttura si sta progressivamente deteriorando.


Il presbiterio con l'altare e la parte absidale della cappella

Il grande affresco del 1507 attribuito da alcuni a Bernardino Luini: Madonna in trono con Santi e, in ginocchio, il committente
 
La campagna gerenzanese da una stanza del vecchio monastero

Resti di decorazioni parietali

La torretta campanaria vista dal cortile interno

venerdì 15 settembre 2017

Piccoli neofascisti

Sono tra coloro che ritenevano non necessaria una nuova legge contro la propaganda fascista in Italia; il quadro normativo definito dalla Legge Scelba era già di per sé abbastanza chiaro e tale da salvaguardare la possibilità di coltivare opinioni personali proteggendo nel contempo la Repubblica da infezioni antidemocratiche e punendo l'illegittima esaltazione del passato Regime (cui faceva da contraltare la legittimazione dell'MSI all'interno del sistema della dialettica parlamentare). Anzi, l'introduzione di una casistica capziosa per individuare e sanzionare la propaganda fascista, a mio parere, rischia solo di sollevare controversie e creare casi che si possono tradurre in altrettante occasioni per promuovere l'odiosa ideologia che si vorrebbe censurare.
Un merito, però, alla Legge Fiano bisogna riconoscerlo: è riuscita a stanare tutti i piccoli neofascisti che vivacchiano nel sottobosco della politica locale, infiltrano i partiti di destra e ingrossano le file dei qualunquisti (spacciandosi magari per "liberi pensatori").
In realtà essenzialmente illiberali, sono razzisti, sono protervi, e sono portatori di inciviltà; per questo, bisogna guardarsene.

martedì 12 settembre 2017

L'insostenibile leggerezza del Premierato

Non so quanti elettori se ne rendano bene conto, ma le forze politiche attualmente presenti in Parlamento - tutte le forze politiche, con quelle "antisistema" in prima fila - prendono in giro i cittadini quando pretendono di indicare agli italiani un proprio "candidato Premier" o quando sostengono che, con le prossime elezioni, dopo tanti anni, avremo un Governo "scelto dal popolo".
Al di là del fatto che questa locuzione costituisce una sciocchezza in sé in un sistema costituzionale in cui il Presidente del Consiglio è designato dal Capo dello Stato, alla luce della legge elettorale vigente, di natura proporzionale, indicare un possibile Presidente del Consiglio serve solo - paradossalmente - a bruciarlo, visto che chiunque "vinca" le elezioni, a meno di improbabili sorprese, sarà costretto al compromesso di alleanze non preventivamente dichiarate, e quindi alla scelta, per il ruolo di Capo del Governo, di una figura che non rappresenti troppo smaccatamente un'opzione di bandiera.
Naturalmente nessuno lo dice, ma a tutti questo stato di cose in fondo va bene: a qualcuno perché ha molta paura di perdere; a qualcun altro perché ha molta paura di vincere...

giovedì 31 agosto 2017

Il razzismo esiste

Che cosa dimostrano gli ampi consensi che ricevono le pretestuose campagne d'odio contro i migranti e i rifugiati - specie se di colore - scatenate con particolare virulenza, in questo scorcio di fine estate, dalle nuove destre variamente assortite? Semplice, che il razzismo esiste, serpeggia fra noi, sta tornando ad essere un fattore di un certo peso nella dialettica politica, e dunque va prontamente isolato per soffocarlo con ogni mezzo.
Perché questa è una cosa che davvero può compromettere la nostra civiltà, avvelenare la nostra mentalità, cambiare il nostro modo di vivere; altro che la cultura islamica...

lunedì 21 agosto 2017

Ius soli

Lo Ius soli è una legge sacrosanta sulla quale sarebbe il caso che il Pd si impegnasse con la massima determinazione in questo scorcio finale della Legislatura.
Non si tratta una "fuga in avanti", come pensano i benaltristi per i quali provvedimenti del genere non sono mai una priorità, perché c'è sempre qualcos'altro di più importante o di più urgente (più importante e più urgente per chi, sarebbe il caso di chiedersi: occupandomi di politica comunale, conosco un sacco di compaesani per i quali il provvedimento più urgente riguarderebbe sempre il cambio di destinazione d'uso del terreno agricolo di cui sono proprietari...).
Non si tratta nemmeno di "regalare" la cittadinanza italiana come se fosse un benefit, come sostengono con la disinvolta ipocrisia a cui ci hanno abituato i tanti piccoli razzisti (meloniani, salviniani, talvolta berlusconiani) che infestano soprattutto i social network; la concessione della cittadinanza è il riconoscimento di uno stato di fatto, laddove chiunque abbia figli in età scolare che frequentano la scuola pubblica, se non ha gli occhi bendati e le orecchie foderate di stoppa, si accorge che in ciascuna classe vi sono diversi nuovi italiani (per lingua, mentalità, cultura, valori, modo di pensare, di vivere, di sentire, di mangiare) che la normativa vigente non considera come tali. E questo semplicemente non è giusto.
Lo Ius soli è e deve essere una priorità perché è un provvedimento di civiltà e di buon senso: due ingredienti che troppo spesso mancano nella vita politica del nostro Paese.

sabato 5 agosto 2017

Il centrosinistra a Gerenzano: propositi per il futuro

L'estate è il periodo in cui la politica - anche quella locale - rallenta un po', e si possono fare valutazioni di più ampio respiro rispetto al solito.
Una delle questioni che il centrosinistra gerenzanese si trova ad affrontare è senz'altro quella della ricostruzione della sua unità intorno a un progetto comune, dopo la dolorosa débacle elettorale dell'11 giugno: in troppi hanno rinunciato a dare fiducia alla lista coagulatasi intorno a Gerenzano democratica per ripiegare sul cartello elettorale vagamente centrista-ciellino di Insieme e libertà per Gerenzano, credendo così di fare argine contro un possibile sfondamento leghista.
Il responso delle urne ha poi dimostrato come il pericolo leghista fosse ampiamente sopravvalutato; e, nel contempo, le ricadute sul territorio delle scelte della giunta Campi e le dinamiche interne a Ilpg hanno chiarito a tutti come gli attuali amministratori costituiscano tutt'altro che un ripiego accettabile per chi professa idee di centrosinistra e crede in una politica dinamica, trasparente e moderna.
Cosa fare, ora, per rilanciare un centrosinistra inevitabilmente indebolito? La strada da battere è duplice: da una parte, bisogna agire in consiglio Comunale, utilizzando l'operato di Gerenzano democratica all'opposizione, e il contributo di tutte le forze politiche che la sostengono - il Pd e gli altri soggetti della sinistra - come seme e nutrimento per far germogliare domani il fiore un nuovo soggetto, capace di andare oltre Gd e di coltivare ambizioni superiori (l'interrogazione sulla pista ciclabile sulla ex Varesina, da cui tutte le altre opposizioni hanno preso spunto, dimostra come esista già una base capace di esplicare una politica competente ed efficace).
D'altro canto bisogna provare ad agire su un piano più ampiamente culturale per costituire una comunità nuova intorno ai valori cardine del centrosinistra: la solidarietà, l'uguaglianza, l'apertura al progresso a partire dalla valorizzazione delle nostre radici, l'attenzione prioritaria al mondo del lavoro e al rispetto dei diritti civili; principi in cui si riconoscono in tanti, pur spaventati e resi diffidenti dalle asperità e dalle contraddizioni della politica odierna nella sua quotidianità.
Su un fronte e sull'altro, ci faremo sentire.

giovedì 13 luglio 2017

Se Renzi diventa un problema

La politica è un campo complesso di relazioni, e spesso non bastano le qualità personali per garantire sempre e comunque l'attitudine alla leadership: vi sono uomini politici brillanti e carismatici che non sono buoni per tutte le stagioni, ma "funzionano" alla guida della formazione a cui appartengono solo a determinate condizioni.
Temo che stia dimostrando di fare parte di questa categoria anche Matteo Renzi, la cui dinamicità e determinazione, nella confusa situazione interna del Partito Democratico di oggi, si trasformano in nervosismo e aggressività: tutto ciò di cui il Pd ha meno che mai bisogno in questo momento.
Se le cose stanno effettivamente così, Renzi diventa un problema per il partito; e dato che la salvaguardia del partito e del suo progetto di fondo sono più importanti del sostegno al suo leader attuale (la cui azione riformista io ho sempre appoggiato con convinzione, ma che non giudico affatto insostituibile), o Renzi trova il modo di diventare un elemento armonizzatore di tutte le idee e di tutte le personalità presenti nel Pd, oppure è opportuno che cominci a pensare seriamente di farsi da parte.

martedì 11 luglio 2017

Apologia di fascismo

E' giusto che in una democrazia non trovino posto ideologie politiche essenzialmente antidemocratiche, che della democrazia stessa sono contraddizioni in termini? Direi di sì, e correttamente la nostra Costituzione vieta la ricostituzione del Partito Fascista.
E' giusto che - al netto della libertà d'opinione, sempre garantita in quella zona franca costituita dai cieli della teoria, della filosofia e dell'arte - la propaganda di idee fasciste, sostanzialmente antilibertarie e intrinsecamente autoritarie, sia impedita e giuridicamente sanzionata? Sicuramente sì, e per questo c'è la legge Scelba.
Con tutto questo, non capisco cosa aggiunga esattamente una legge nuova come quella proposta da Emanuele Fiano a un quadro normativo che mi sembra già abbastanza chiaro. Forse, più che promulgare nuove leggi, occorrerebbe sollecitare forze dell'ordine e magistrati perché facciano rispettare con un po' più di rigore quelle esistenti...

martedì 4 luglio 2017

Leggi da copiare

Riporto qui sotto un interessante articolo comparso sulla Stampa, che parla di una innovativa legge approvata in Svezia per limitare fortemente la vendita di armamenti a Stati retti da regimi dittatoriali. Si tratta decisamente di un provvedimento da cui prendere spunto; un atto concreto da opporre alla vacua retorica filodemocratica che, in Occidente, spesso vale soltanto fino a quando non entrano in gioco solidi interessi economici.  

 Primo paese al mondo, la Svezia appronta una legge che limita severamente la vendita di armamenti a dittature, paesi autocratici e Stati che violano i diritti umani. Un accordo tra il governo di sinistra (socialdemocratici del premier Stefan Lofvén e Verdi) e i quattro partiti di centrodestra dell´opposizione storica - i quali di solito offrono appoggio esterno all´esecutivo - è stato raggiunto per scrivere insieme una legge che contenga la "clausola della democrazia" nelle norme relative all´export di armamenti, che è una delle voci piú importanti del successo industriale e di eccellenza del sistema-paese. L'accordo è stato posto al Consiglio sulla legislazione, e presto quindi la legge sarà pronta.
"Sono fiera che la Svezia sia il primo paese al mondo a introdurre una simile legge", dice Isabella Lövin, portavoce dei Verdi, junior partner nel governo. Sofie Damm, esperta di politica estera del partito democristiano, obietta che in realtà sarebbe stato ancora meglio introdurre non già severi limiti bensí il bando totale della fornitura di armamenti a dittature. Ma nel compromesso che comunque introduce una prima volta mondiale si è voluto tenere conto anche dell´esigenza di non causare danni eccessivi all´avanzatissima e importante industria militare nazionale, il cui valore nel 2016 era stimato a 1,21 miliardi di dollari. "E´un compromesso per non indebolire in modo eccessivo l´industria della Difesa", ha affermato Hans Wallmark del partito dei Nuovi moderati (centrodestra). "Adesso", egli ha continuato, "abbiamo un quadro legale che si tradurrà in legge e sarà un chiaro segnale alle aziende del comparto, che entro certi limiti e principi precisi l´export è ancora possibile, devono sapere a quali norme attenersi in futuro".
L´accordo per i limiti draconiani (divieto di fatto quasi totale se non totale) alla vendita di armamenti a dittature o paesi che violano i diritti umani al loro interno o con guerre d´aggressione è stato criticato da aziende del settore della difesa, secondo le quali potrà danneggiare le vendite. Hakan Buskhe, presidente di Saab (il gruppo piú avanzato nella produzione di superarmi di ogni genere, dai superjet JAS 39 Gripen in continuo aggiornamento, ad aerei-radar avveniristici, fino a sottomarini invisibili in veloce fase di sviluppo per affrontare la minaccia russa), ridurre le possibilità di export per l´industria della difesa potrebbe costringere l´azienda che egli guida a delocalizzare alcune attività di ricerca e altre all´estero e aprire il rischio di un aumento dei costi per gli aerei militari e gli altri sistemi d´arma ordinati dalle forze armate svedesi. Le quali per decisione governativa recente stanno aumentando il loro potenziale a seguito di un aumento del 15 per cento delle spese militari deciso dopo le continue provocazioni militari e l´inquietante riarmo della Russia vicina.

venerdì 30 giugno 2017

Oltre la globalizzazione

Spesso le interpretazioni filosofiche e sociologiche fornite dagli intellettuali sono in ritardo rispetto alla realtà che pretendono di descrivere; questo vale, a mio parere, per la globalizzazione (che è un processo iniziato da più di un secolo, e ormai definitivamente compiuto già da qualche tempo), contro cui si combattono anacronistiche battaglie, o anche per la cosiddetta "società liquida" di cui parla Bauman, rispetto alla quale siamo già arrivati a uno stadio di sviluppo successivo.
Mi sembra infatti che la società in cui viviamo non sia affatto liquida; piuttosto, è caratterizzata da legami fragili ma rigidi, microconcrezioni socioculturali - favorite dal moltiplicarsi e dal polverizzarsi delle occasioni di contatto e delle fonti di informazione - simili alle celle di un alveare, che sono tante ma sono piccole, sono contigue ma non comunicano, possono durare molto ma solo a determinate condizioni. Lo si vede bene in politica (che dell'assetto sociale è sempre il riflesso), dove le grandi formazioni dei partiti di massa faticano sempre di più a trovare un criterio di aggregazione coerente e diuturno, e, per stare insieme, devono continuamente ristrutturarsi sulla base di nuovi principi. 

martedì 27 giugno 2017

Un centrosinistra che non si vuole bene

Le accuse reciproche che si scambiano i "portavoce" delle varie anime del centrosinistra dopo i poco lusinghieri risultati delle due tornate di elezioni amministrative sono quanto di più avvilente si veda oggi sotto i cieli della politica: a chi dice che è colpa di Renzi farei umilmente notare che anche laddove non si candidavano "renziani" (e, anzi, si presentavano personaggi che potremmo tranquillamente definire "antirenziani") il Pd e il centrosinistra intero non hanno brillato. A chi accusa i bersaniani o addirittura gli orlandiani di non essersi attenuti all'antica regola del centralismo democratico ricorderei che, da segretario del Partito democratico, Renzi sta inanellando un errore strategico dietro l'altro, e tende a porsi sempre come elemento divisivo. A chi sostiene che "le amministrative sono sempre un universo a sé" mostrerei i dati che dicono che il centrosinistra spessissimo ha perso anche quando indossava la livrea del civismo.
La lezione che si trae da queste due sofferte settimane, secondo me, è che chi si riconosce nei principi e nei valori del centrosinistra dovrebbe mostrare un po' più di affezione per i propri colori politici, chiunque ne sia incidentalmente il portabandiera. Perché quello che ci unisce è molto più forte di quello che ci divide, e i nostri avversari politici sono sempre molto più lontani da noi di qualsiasi nostro compagno di strada.

martedì 20 giugno 2017

A chi intitolare le nuove vie di Gerenzano?

Qualche giorno fa mi è capitato di leggere su facebook il post di un assessore di Gerenzano che, su imbeccata di un sostenitore e finanziatore della lista di cui fa parte, meditava sull'opportunità di dedicare - appena se ne presentasse l'occasione - una nuova via a don Milani, di cui in questi giorni ricorre il cinquantesimo anniversario della morte. Naturalmente l'assessore in questione e il suo sodale avevano in mente un loro don Milani, del tutto diverso da quello reale (che era giacobino, antiborghese e provocatore): una sorta patrono ideale di una santa alleanza fra la borghesia conservatrice (in nome della fedeltà del prete di Barbiana alla gerarchia ecclesiastica) e la filantropia caritatevole propria di quello pseudo-progressismo che ama i poveri purché rimangano tali.
Non è probabilmente questo il luogo più idoneo per discutere dell'eredità autentica di don Milani.
Su Gerenzano e sulle sue nuove vie, però, una proposta voglio lanciarla: perché, d'ora in poi, non intitolare strade quasi esclusivamente a personaggi di rilevanza comunale, gente che per anni si è spesa per la comunità locale e che, per gruppi consistenti di cittadini, ha rappresentato qualcosa? La prima figura che mi viene in mente - tanto per fare un nome - è quella di colui che gli appartenenti alle generazioni più anziane della mia ricordano come il "Paolin bidel", prezioso factotum al servizio del Comune; la seconda, per rimanere in ambito scolastico, è quella della maestra Mascheroni, che si è spenta pochi mesi orsono; la terza, quella della signora Carla, che è scomparsa pochi anni fa dopo aver curato per più di un cinquantennio la segreteria dell'asilo Carlo Berra, da cui sono passate generazioni intere di gerenzanesi (naturalmente per le due signore in questione si dovrebbe aspettare ancora un po', dato che - salvo casi eccezionali - non si può intitolare una via a un defunto prima che siano passati dieci anni dalla morte...).
Adottando un criterio del genere si eviterebbero penose strumentalizzazioni di personaggi celebri e, nel contempo, si trasformerebbe la rete viaria in una sorta di Spoon River di chi ha realmente vissuto e amato il paese fino in fondo.   

giovedì 15 giugno 2017

Ius soli: una questione di civiltà

 
L'introduzione del criterio dello Ius soli per determinare l'acquisizione della cittadinanza italiana è semplicemente una questione di civiltà: è il riconoscimento di una circostanza che dovrebbe essere per tutti ovvia, ovvero il fatto che la nazionalità si può definire solo su base culturale e non su base etnica.
Nessuno lo dovrebbe sapere meglio di un italiano, dato che il "sangue italiano" non esiste: considerate le circostanze storiche che hanno riguardato anche solo negli ultimi secoli la nostra penisola, in media un italiano ha nelle vene sangue latino, greco, germanico, slavo, asiatico, arabo, normanno, celtico, ispanico...
La pretesa di circoscrivere l'italianità su base etnica è una comica presa in giro.

martedì 13 giugno 2017

Elezioni amministrative 2017 a Gerenzano: un bilancio

Recuperata un po' di serenità dopo le fasi convulse dello spoglio e del conteggio dei voti delle amministrative dell'11 giugno, è tempo di fare qualche bilancio e di azzardare una prima analisi delle scelte dei cittadini e delle tendenze politiche riconoscibili oggi nel nostro Comune.
Sgomberiamo innanzitutto il campo da luoghi comuni e banalità come quella secondo cui "gli elettori hanno sempre ragione" (per me non è affatto detto che sia così) per evitare di proporre ovvietà, e proviamo quantomeno a interpretare quanto è successo.
Di certo c'è che la grande maggioranza dei gerenzanesi ha operato una scelta conservativa (dal punto di vista pratico) e conservatrice (dal punto di vista politico-ideologico), premiando oltremisura una giunta che non si è resa responsabile di disastri palesi, ma che continuo a ritenere abbia lasciato a desiderare su più fronti (se sul versante dei servizi sociali il giudizio può essere complessivamente positivo - pur con qualche riserva -, infatti, la gestione del territorio è stata terribilmente carente: basta pensare ai molti punti discutibili nella redazione del Piano di Governo del Territorio - di cui gli elettori si renderanno forse conto solo fra qualche tempo -, o ai blocchi di cemento piazzati davanti alla chiesetta di S.Giacomo, o all'orribile ala nuova del cimitero. E non dimentichiamo poi il disastro sfiorato, ed evitato solo grazie all'intervento delle opposizioni, con il progetto-piscina, e il compromesso al ribasso accettato al termine della trattativa, condotta con A2A senza un adeguato supporto legale, per la rinegoziazione del contratto di cessione del biogas prodotto dalla ex discarica...). 
Per Insieme e Libertà per Gerenzano, così, è stato un trionfo su tutti i fronti: sono riusciti a passare per apartitici, trasversali e politicamente "puri" (quando invece hanno alle spalle l'organizzazione politica più solida esistente oggi a Gerenzano, quella legata a Comunione e Liberazione), tenendo saldamente il controllo del loro zoccolo duro, e risultando convincenti per molti elettori che volevano segnare la propria distanza dai partiti "tradizionali"; nel contempo hanno pescato consensi sia nel bacino di voti della Lega Nord (soprattutto fra coloro che aborrivano le ibridazioni proposte dalla lista di Cristiano Borghi con gruppi come Fratelli d'Italia, Doma Nunch e il Granducato), sia, ancor di più, nell'ambito dell'elettorato di sinistra, fra coloro che temevano un ritorno prepotente della Lega e ritenevano che Ilpg avesse più possibilità di vittoria di Gerenzano Democratica (e hanno così optato per il "voto utile", scegliendo quello che, a loro avviso, si configurava come il male minore). A completare un quadro roseo per la lista Campi, vi è la distribuzione ideale delle preferenze, che sono andate a premiare tutti gli assessori e tutti gli uomini "forti" della squadra, hanno portato in consiglio comunale tre giovani (Bonzini, Franchi e Albani), e hanno incoronato una ciellina doc come Monica Mariotti (che ha ottenuto ben 256 preferenze!) quale erede designata di Campi, quando costui - fra 5 anni - non si potrà più ripresentare.
La Lega Nord - che io stesso davo per superfavorita - ha smarrito per strada tutti i consensi che ha sempre ricevuto sul territorio gerenzanese: il problema, per me, non è stato tanto il candidato Sindaco (Cristiano Borghi è persona affabile e anche ragionevole, nonostante qualche sproposito verbale a cui si è lasciato andare in passato; di sicuro, ai miei occhi, è umanamente più stimabile di diversi esponenti di Ilpg...) quanto il pasticcio creato assemblando una lista un po' troppo incoerente, che pretendeva di mettere insieme la tradizione bossiana (che a Gerenzano è sempre stata prevalente) e le nuove tendenze salviniane, gli autonomisti lombardi e i nazionalisti di Fratelli d'Italia, i commercianti di Gerenzano Viva e gli antagonisti del Granducato. E' finita con una inappellabile bocciatura della proposta leghista.
Gerenzano Democratica ha subito una vera e propria disfatta, e devo confessare che la delusione è stata cocente come non mai (se ci si tiene davvero al proprio paese, perdere le elezioni è un po' come essere respinti da una donna di cui si è innamorati), per diverse ragioni: in primo luogo perché avevo personalmente profuso un notevole impegno per dare forza a questo progetto; in secondo luogo perché avevamo messo in piedi una squadra formidabile, complessivamente superiore per competenze a tutte le altre in lizza (mi si permetterà questa orgogliosa ma consapevole rivendicazione, dato che i nostri avversari di Ilpg non fanno altro che esaltare acriticamente il proprio operato e la propria abilità); in terzo luogo perché fa male toccare con mano la scarsa affezione e la volatilità del proprio elettorato a fronte della granitica inscalfibilità della base elettorale della lista vincente.
Di certo, da quest'ultimo punto di vista, qualche responsabilità l'abbiamo anche noi, per non aver saputo spiegare e promuovere abbastanza bene la bontà del nostro progetto e per non avere saputo tenere unito l'elettorato democratico come avremmo dovuto. Io, in particolare - sia detto per inciso - ho scelto di mettere a disposizione il mio mandato di segretario cittadino del Pd, come è giusto dopo una sconfitta di queste proporzioni: vi sono indubbiamente delle riflessioni da fare, ed è necessario avviare un confronto interno fra iscritti e simpatizzanti, perché purtroppo qualcuno ha remato contro la propria parte politica senza dichiararlo apertamente, o dichiarandolo solo a mezza bocca.
Per finire, Forza Italia ha offerto a sua volta una performance nettamente al di sotto delle attese (nonostante il brillante risultato di Marco Franchi e Claudia Gaetani in termini di preferenze ricevute), ed è riuscita a ottenere un consigliere comunale solo grazie alla débacle di Gerenzano Democratica (se avesse ottenuto meno della metà dei consensi della lista terza classificata, la quarta non avrebbe avuto diritto a nessun consigliere: è finita 628 a 321).
Non sarà una consigliatura facile per le opposizioni, perché il mandato ricevuto da Ilpg è veramente ampio e, se ho imparato a conoscere un poco la totale mancanza di umiltà della compagine di maggioranza, Ilpg si sentirà autorizzata a prendere qualsiasi decisione senza prestare ascolto a nessuno.        

domenica 11 giugno 2017

Elezioni Amministrative di domenica 11 giugno 2017 a Gerenzano: i risultati

Ecco i risultati delle Elezioni Amministrative 2017 a Gerenzano:

- Gerenzano Democratica: 628 voti
- Insieme e Libertà per Gerenzano: 2264 voti
- Forza Italia: 321 voti
- Cristiano Borghi Sindaco: 1182 voti

La lista di Ivano Campi ha saputo ampiamente compensare il drenaggio di consensi operato ai suoi danni da Forza Italia con i voti sottratti in abbondanza sia a Gerenzano Democratica che alla coalizione guidata dalla Lega Nord. Da una parte ha senz'altro prevalso la logica un tantino perversa del "voto utile"; dall'altro è innegabile che vasti strati della popolazione gerenzanese trovano attualmente una rappresentanza assai convincente (stavo per dire quasi perfetta) negli esponenti di Insieme e Libertà per Gerenzano, e sono contenti del loro modo di amministrare.
Dunque viva la democrazia, e che il secondo quinquennio dell'era Campi abbia inizio.

mercoledì 7 giugno 2017

Gerenzano al voto: piccolo vademecum per gli elettori

Domenica 11 giugno si voterà per scegliere il nuovo Sindaco e i consiglieri comunali di Gerenzano: essendo personalmente candidato sarebbe perfino banale se invitassi pubblicamente a votare per Gerenzano Democratica; l'invito è implicitamente contemplato dalla scelta stessa di candidarsi.
Mi permetto invece di sfruttare queste righe per suggerire un piccolo vademecum agli elettori di tutte le convinzioni politiche:

1) Leggete attentamente i programmi e giudicate dai programmi le idee di fondo, i progetti, le priorità delle diverse forze politiche. Dopodiché tenete conto del fatto che almeno il 30 percento delle questioni che qualsiasi amministrazione si trova ad affrontare non è previsto dai programmi.

2) Quando valutate la composizione di una lista, soffermatevi, oltre che sul singolo nome, sui criteri di costruzione della lista stessa: valutate la completezza delle competenze espresse al fine di coprire i diversi ambiti che il compito di amministrare un comune contempla, e - se possibile - chiedetevi quali sono i rapporti di forza all'interno della squadra che prendete in considerazione.

3) Chiedetevi qual è il posizionamento politico prevalente della lista che votate; è chiaro che si scelgono delle persone, ma queste persone portano con sé delle idee. Non credete a coloro che dicono "siamo semplici cittadini, siamo apolitici, non siamo né di destra né di sinistra"; nella migliore delle ipotesi non hanno sufficiente consapevolezza della loro coscienza politica, nel peggiore sono semplicemente degli ipocriti.

4) Tenete conto di tutte le critiche che le liste si scambiano: quando sono ben argomentate, anche se aspre, è probabile che contengano un briciolo di verità; se si riducono a semplici insulti o a giudizi gratuitamente riduttivi, si tratta quasi certamente di meschini tentativi di denigrare gli avversari.

5) Non credete a chi vi parla di "voto utile"; in assenza di sondaggi, nessuno può prevedere come andrà. Votate secondo coscienza con la massima libertà.

6) Il voto è molto importante, le differenze fra le diverse liste sono notevoli, ma nessuno è autorizzato a vivere il voto con angoscia; la pratica quotidiana dell'amministrazione, e la dialettica fra maggioranza e opposizione - quando è sana - aiuta spesso anche i peggiori o i più sprovveduti, fra attriti e spropositi verbali, a imboccare una strada in qualche modo utile per la comunità.

7) Partecipate: così, anche se farete la scelta sbagliata, acquisirete il diritto di rinfacciarlo a coloro che avrete votato.

Quello che accade in Iran: il risultato dell'irresponsabile politica di Trump in Medio Oriente

Quello che è accaduto oggi in Iran dimostra a mio parere in maniera abbastanza chiara come la lotta al terrorismo non sia per Trump una priorità, e che il neopresidente americano tende solo a sfruttare le generiche pulsioni antislamiche che serpeggiano in tutto l'occidente per perseguire una politica economica a tutto vantaggio dei suoi principali finanziatori e sostenitori.
Gli attentati di Teheren, che nella lotta contro l'Isis è stato sempre in primo piano, derivano infatti direttamente o indirettamente dal sostegno incondizionato ribadito dagli Usa all'Arabia Saudita e ai suoi satelliti sunniti: l'Arabia Saudita ha ritenuto così di avere carta bianca sia nell'esplicare una vera e propria rappresaglia contro coloro che perseguono una politica indipendente da quella dei sauditi nel mondo sunnita (si veda l'isolamento del Qatar), sia nel destabilizzare con ogni mezzo i propri avversari sciiti, in primo luogo proprio l'Iran; magari non peritandosi di sfruttare per i propri fini i fondamentalisti del Califfato che fra gli Stati sunniti del Golfo annoverano molti segreti finanziatori.
Quello che mi chiedo io è: ma l'Europa non ha proprio niente da dire? Per gli europei, infatti, qualsiasi rafforzamento dei fondamentalisti dell'Isis è molto più grave di quanto lo sia per gli Stati Uniti, 1) perché è molto più facile che il terrorismo rinfocolato colpisca da noi che oltreoceano, 2) perché su di noi grava interamente il peso delle ondate migratorie provocate dalla destabilizzazione dell'area mediorientale, e 3) perché l'Iran è potenzialmente un partner politico e commerciale più importante per noi di quanto lo potrà mai essere la monarchia assoluta dei sauditi.

lunedì 5 giugno 2017

Prodi e il futuro del Pd

Dato che, come tanti altri, nutro qualche perplessità sulla nuova legge elettorale - di cui attendo il varo, ma che non sembra la migliore per garantire all'Italia maggioranze dai contorni chiari e dalla comprovata stabilità -, ho letto con estremo interesse l'intervista del Fatto Quotidiano a Romano Prodi, che dimostra una lucidità che in questo momento non molti all'interno della nostra classe dirigente sembrano avere.
Il Pd è nato con il preciso obiettivo di rendere il centro-sinistra, i suoi principi politici e la sua cultura egemonici in questo Paese. Temo che con il ritorno al proporzionale questo orizzonte possa modificarsi radicalmente. Staremo a vedere; intanto leggiamo qualche battuta delle dichiarazioni rilasciate da Prodi:

Ritorna la proporzionale…
Rende impossibile un governo stabile e l’applicazione dello slogan: “La sera delle elezioni sapremo chi ha vinto”. Quello del segretario del Pd Matteo Renzi è un cambiamento di rotta. Con la legge in discussione ci si obbliga a cercare alleanze fra partiti con diversità inconciliabili. Vi è un’infima possibilità di un governo stabile: la conquista della maggioranza assoluta. Mi pare improbabile ma è pur vero che viviamo nel mondo dove Trump è stato eletto presidente degli Stati Uniti.

Avevamo i governi balneari, rischiamo una campagna elettorale da spiaggia.
La campagna elettorale a Ferragosto sarebbe ridicola. E le elezioni in ottobre senza l’approvazione della legge di bilancio faranno aumentare la diffidenza nei nostri confronti e, tra l’altro, renderà molto più difficile esercitare un ruolo attivo nella strategia franco-tedesca.

Ha detto al Corriere della Sera di vivere in una tenda accanto al Pd. In caso di alleanza post elettorale con Silvio Berlusconi?
È una tenda canadese, pratica. Si può infilare nello zaino e rimettersi in cammino per spostarsi. Certo non ho dedicato la mia vita politica a costruire alleanze con obiettivi talmente disomogenei da diventare improduttivi.

A Bersani cosa ha detto?
Uscire dal Pd è stato un enorme errore che contribuisce a cambiarne la natura.

venerdì 2 giugno 2017

La denuncia americana degli accordi sul clima

La denuncia americana degli accordi sul clima - che, lo ricordiamo, avevano richiesto anni di trattative ed erano stati il culmine di un lento processo di acquisizione, da parte dei Paesi più industrializzati, della consapevolezza del fatto che le emissioni inquinanti potrebbero danneggiare in maniera irreversibile la "salute" del pianeta Terra - prima ancora di essere un atto politico gravissimo, è illogica e anacronistica.
E' un po' come se, unilateralmente, in base alle balzane promesse fatte ai propri elettori e ai presunti vantaggi economici che ne deriverebbero al proprio Paese, un capo di Stato occidentale sancisse la reintroduzione della schiavitù o della segregazione razziale.
C'è chi dice che, all'atto pratico, non molto cambierà, perché alle grandi società di produzione di energia non conviene puntare sulla reintroduzione del carbone o sull'esclusivo sfruttamento delle risorse petrolifere; per me, quanto meno, rallenterà il processo in atto di sempre più profonda integrazione dei combustibili fossili con altre forme complementari di energia e la ricerca su nuove fonti di energia "pulita".
L'unica cosa buona che da questa assurda scelta di Trump potrà indirettamente venire a noi sarà forse la conquista da parte dell'Europa di una nuova autonomia operativa nei confronti degli Stati Uniti.  

lunedì 29 maggio 2017

L'inasprirsi della campagna elettorale

Mancano meno di due settimane alle elezioni amministrative: lo scorso venerdì noi di Gerenzano Democratica abbiamo presentato lista e programma alla cittadinanza; questa sera tocca alla Lega Nord e domani a Forza Italia, mentre Insieme e Libertà per Gerenzano si è già presentata una decina di giorni fa. Ciò che si nota negli ultimi giorni è un generale inasprirsi dei toni, con piccole provocazioni, colpi bassi, punzecchiature e un serpeggiante nervosismo. 
In tutto questo, super-favorita appare la Lega Nord, perché ha politicamente il vento in poppa (e un candidato forte), ma sembra che stia facendo di tutto per cercare di perdere: la lista che è stata costruita appare un po' un pasticcio (qualcuno potrebbe dire: lo specchio fedele dei rapporti clientelari costruiti dai leghisti con alcuni gruppi sociali e professionali di Gerenzano); le ibridazioni politiche messe in atto fanno assomigliare il gruppo a sostegno di Cristiano Borghi un manipolo di neofascisti più che la forza orgogliosamente autonomista del passato; e invitare a Gerenzano personaggi come Ignazio La Russa, a mio parere, fa solo perdere voti.
La lista Campi, un po' troppo ripiegata su se stessa e incupita da critiche mal accette, ha un po' la tendenza a smarrirsi in polemiche sterili, e conferma l'impressione di aver perso lo smalto di 5 anni fa. 
A Forza Italia sta riuscendo benissimo la mission che Marco Franchi si è dato: mettere in grande difficoltà Ilpg.
Davanti a questo panorama Gerenzano Democratica, in virtù della consistenza della lista, della forza del progetto e del lavoro pancia a terra sui neogerenzanesi - alieni rispetto alle dinamiche localistiche talvolta perverse tipiche del paese - può davvero sperare di giocare al meglio il ruolo di grande sorpresa della competizione elettorale a cui ambiva fin dall'inizio. 
I giochi sono aperti.   

mercoledì 24 maggio 2017

Che pena, la Lega

Ho saputo che la Lega Nord di Saronno ha organizzato per domenica mattina un gazebo in piazza Volontari del Sangue per protestare contro l'arrivo in città dell'esorbitante numero di 9 profughi richiedenti asilo, che saranno ospitati presso le strutture di una delle parrocchie del centro urbano. Il parrocco si sarebbe macchiato dell'imperdonabile colpa di offrire ospitalità agli stranieri senza chiedere il permesso al Sindaco leghista Alessandro Fagioli.
La meschinità di questa pubblica presa di posizione è dovuta non tanto alla sua derivazione dalla deprimente visione ideologica di chi vive come un fastidio chiunque non sia compreso nel proprio angusto orizzonte, quanto al fatto che gli esponenti politici che se ne fanno promotori campano su queste cose: l'emergenza immigrati costituisce la maggiore rendita di posizione politica della Lega Nord, che - di conseguenza - non ha nessun interesse a risolvere il problema o a minimizzarne gli effetti negativi sugli italiani.
Ora, l'unico modo per far sì che i profughi non costituiscano un peso per nessuno è distribuirli sul territorio: ciò che vale per la ripartizione fra i vari Stati europei degli immigrati che sbarcano in Italia, vale anche per la loro dislocazione fra le diverse Regioni e i diversi Comuni all'interno dei confini nazionali.
Il modello più razionale per dare spazio a una doverosa accoglienza riducendo al minimo i disagi per tutti è indubbiamente quello proposto dal Sindaco Sala per l'area metropolitana di Milano. I leghisti, però, vi si oppongono, perché l'applicazione efficace di quel modello ridurrebbe il "mercato" sociopolitico sul quale quotidianamente speculano.
Insomma, questa volta è proprio il caso di dirlo: che pena, la Lega.

martedì 23 maggio 2017

Trump e la politica americana nel mondo arabo

Ho trovato francamente sconcertanti alcune delle dichiarazioni di Donald Trump dei giorni scorsi quando, durante un viaggio in Arabia Saudita per siglare accordi riguardanti la vendita di ingenti quantità di armamenti ai monarchi di questo stato assolutista e teocratico, ha attaccato l'Iran - reduce da libere elezioni che avevano visto prevalere ancora una volta i moderati di Rohani - accusandolo di fomentare e finanziare il terrorismo internazionale.
Ora, il cento per cento dei terroristi che negli ultimi anni hanno colpito l'Occidente facevano riferimento all'estremismo di matrice sunnita, che proietta le proprie aspirazioni politiche nel tentativo di costituzione del Califfato islamico, ma trova ospitalità, appoggi logistici e ampie possibilità di espressione in vari stati arabi del Golfo, fra cui sicuramente la stessa Arabia Saudita.
La Repubblica islamica sciita di Teheran è piena di limiti e di difetti, e tuttavia manifesta una dialettica interna del tutto sconosciuta al mondo arabo, e di certo non vengono da lì i terroristi di cui oggi dobbiamo avere paura.
La conclusione a cui si arriva mettendo una accanto all'altra queste evidenze è che la lotta al terrorismo internazionale, al di là delle dichiarazioni di facciata, non è una priorità per l'America di Trump; altre sono le questioni che premono maggiormente al Presidente, alla sua squadra, ai suoi finanziatori e ai più influenti tra i suoi sostenitori. 

venerdì 19 maggio 2017

La serata di Ilpg

Ieri sera, in auditorium, la lista civica Insieme e Libertà per Gerenzano, espressione dell'amministrazione uscente, ha presentato ai cittadini i propri candidati e il proprio programma. I presenti non erano moltissimi, ma si sa che non succede spesso che questi eventi siano estremamente partecipati. Francesco Zaffaroni, responsabile del giornale comunale e marito della consigliera Monica Mariotti, si è prestato a fare da moderatore della serata.
Fra i candidati, ha preso la parola per primo il Sindaco Ivano Campi che, con qualche impaccio (non è un oratore naturale), ha provato a tracciare un generico bilancio del proprio quinquennio e a spiegare i motivi della propria ricandidatura; dopodiché si sono presentati tutti gli altri, vecchi e nuovi, in maniera abbastanza semplice e classica (stato civile, professione, motivo della scelta di adesione al gruppo, ecc.).
Tra i nuovi, Stefania Castagnoli - che mi pare di aver capito lavori per una cooperativa impegnata nel sociale, forse appartenente alla galassia ciellina -; Tiziana Valeria Sinigaglia - candidatura interessante in quanto impegnata, al seguito della figlia, nel mondo dello sport vissuto come strumento di inclusione dei disabili (in particolare attraverso il Baskin, di cui so abbastanza perché ho conosciuto per lavoro chi l'ha inventato a Cremona) -; Maria Chiara Baldinucci - giurista di formazione -; la ventiseienne Greta Franchi - apparsa subito molto spigliata -; la ventiquattrenne Giulia Bonzini - studentessa, figlia dei gestori del Parco degli Aironi -; il giovane Matteo Albani - proveniente dall'Oratorio e rappresentante di quel mondo -; e Giovanni Falconi, ingegnere.
Poi hanno preso la parola gli assessori uscenti e alcuni dei consiglieri delegati, in teoria per presentare il programma nelle sue diverse pieghe, in pratica soprattutto per sottolineare quello che ciascuno ritiene di aver fatto di buono negli ultimi cinque anni.
L'effetto "siamo proprio bravi" (che da sempre è uno dei principali difetti di questa amministrazione) è parso inevitabile, e in verità non proprio esaltante agli occhi dello spettatore. L'impressione migliore l'hanno lasciata Stefano Viotti (che naturalmente ha parlato di bilancio, con la consueta chiarezza) e Dario Borghi (servizi sociali), gli unici capaci di contestualizzare il loro operato e di ragionare in prospettiva.
In generale si può dire che ciò che si propone risulta in perfetta continuità con ciò che è già stato fatto (il volantino informativo che è stato distrubuito non dice nulla di particolarmente concreto, come ciascuno può constatare), come se lo slancio propulsivo di questa compagine si vada un po' smorzando: lo slogan, ripetuto più volte, "la persona al centro" è un po' debole, scontato, quasi banale, al limite del truismo.
Si è accuratamente evitato di affrontare criticamente le difficoltà e le criticità emerse durante l'operato della giunta Campi (il fallimento del progetto-piscina, l'abbandono del proposito di bloccare il progetto Tigros, l'incapacità di trovare una formula adeguata per promuovere davvero la mobilità "dolce e sostenibile", risolvendo il casino assoluto che è diventata la viabilità attraverso Gerenzano), per spiegare e magari per proporre soluzioni alternative; si è preferito affermare che tutto va bene, cadendo un poco nella trappola dell'autocelebrazione.
Soprattutto, ciò che più è sembrato mancare è una visione sufficientemente profonda - e facilmente declinabile nei diversi comparti amministrativi - del futuro del Paese.
Ma il mio è un parere interessato, e ovviamente spetta agli elettori valutare se vi siano elementi sufficienti per riconfermare la propria fiducia a Campi e compagnia. 

martedì 16 maggio 2017

Gerenzano Democratica: tutti i candidati

  Dal nuovo blog di Gerenzano Democratica copio e riporto foto e microbiografie dei candidati alle prossime elezioni amministrative dell'11 giugno, dei quali sono orgoglioso di fare parte.

Gianni, Pier Angelo - Candidato Sindaco

65 anni, geologo ed ex manager ENI con notevole esperienza internazionale. Consigliere comunale dal 2012. Oltre all’attività istituzionale, si è occupato di ambiente con alcune realtà sovracomunali, contestando la messa in sicurezza operativa della discarica e ottenendo una audizione dalla VI commissione regionale ambiente e protezione civile. Grazie al suo interessamento e ai suoi studi il comune, la provincia e la regione hanno intrapreso l’attività che porterà a un nuovo progetto di bonifica della discarica. Nel tempo libero, si occupa di storia locale e pittura, coltiva l’orto e continua a portare avanti l'impegno civico attraverso varie iniziative che testimoniano interesse e cura per il nostro territorio. Sposato con Luisa, hanno un figlio di nome Andrea.

Enrico Angaroni 

Con i suoi 23 anni, è il più giovane candidato consigliere comunale della nostra lista elettorale. Diplomato perito elettronico, lavora nel settore manutentivo Trenord, principale operatore ferroviario della Lombardia che ad oggi, con oltre 714.000 passeggeri trasportati al giorno, risulta la regione con il più alto tasso di pendolarismo su ferrovia del Paese. Podista e appassionato di sport in generale, Enrico Angaroni è consigliere dello Sci Club di Gerenzano e tesserato Salus Gerenzano nella categoria Runner.

Francesco Brunetti

67 anni, dottore di ricerca in Ingegneria ambientale ed ex dirigente ARPA, oggi pensionato e musicista nella banda civica di Saronno. Come dirigente dell'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente, l'ing. Brunetti ha sviluppato una vasta e articolata conoscenza operativa relativa alla contaminazione di acque e terreni, e ancor oggi continua a occuparsi di tematiche ambientali con le realtà locali e si occupa di divulgazione anche attraverso corsi a tema presso l'Unitre di Saronno. Fra le questioni che gli stanno più a cuore, l’inquinamento della falda freatica a valle dell'ex discarica di Gerenzano, che sorge sul sito oggi gestito dalla società A2A e riguarda in particolare i comuni di Gerenzano, Uboldo, Origgio, Lainate, Rescaldina e Cerro Maggiore. 

Luciana Buffoni

64 anni, ex dipendente ENI nel settore amministrativo. Da pensionata, è parte attiva del progetto pedibus organizzato dal Comitato Genitori di Gerenzano come accompagnatrice volontaria dei bambini nel percorso da casa a scuola. Amante della natura e delle passeggiate in campagna, si interessa di filosofia.

Massimiliano Cavallo

46 anni, laureato in Giurisprudenza e abilitato alla professione di avvocato, lavora presso un importante gruppo bancario. Dal 2012 è vicepresidente e consigliere di amministrazione dell’Azienda Speciale Multiservizi che gestisce la Farmacia Comunale di Gerenzano. Studioso di storia e appassionato di politica, nel tempo libero coltiva numerose passioni che includono il cinema, la lettura e gli anime giapponesi.

Antonella Checchi

59 anni, architetto. Insegna nella scuola secondaria con incarichi di collaboratrice della dirigenza. È animatore digitale dell'istituto, responsabile delle nuove tecnologie e della formazione dei docenti. Negli anni ‘80 ha fatto parte del primo comitato anti-discarica di Gerenzano e attualmente partecipa al Comitato Genitori. Ha due figli, nel tempo libero si dedica al giardinaggio, alla cucina e alle mostre d'arte.

Stefano Comida

34 anni, artigiano ed esperto nella riqualificazione energetica degli edifici. Membro del consiglio provinciale della Confartigianato di Varese e vicepresidente del gruppo Giovani Artigiani di Varese, ha numerosi hobby, ma soprattutto si diletta a sorvolare Gerenzano con il suo parapendio a motore.

Alice Di Stefano

30 anni, laureata in Beni Culturali presso l’Università Statale di Milano. Lavora come project manager presso un'agenzia di comunicazione ed eventi a Milano. Neogerenzanese innamorata della nostra campagna e dei boschi, ama viaggiare.

Sabrina Donzelli

49 anni, sposata e madre di due figli. Da oltre 15 anni lavora come collaboratore amministrativo presso una pubblica amministrazione occupandosi di controllo, verifica e liquidazione dei servizi in outsourcing. Vive a Cislago, dove ha svolto attività di volontariato nella parrocchia e nella scuola. È Presidente del Consiglio d'Istituto del liceo G.B. Grassi di Saronno e da alcuni anni svolge anche  il ruolo di coordinatore della Rete scuole secondarie saronnesi.

Luciano Garbelli

77 anni, perito tessile. Storico consigliere comunale della sinistra gerenzanese e grande esperto della discarica di Gerenzano, fu precoce sostenitore della sua chiusura. Appassionato di agricoltura e attento conservatore di sementi autoctone, da pensionato continua a portare avanti attivamente il suo interesse per l'ambiente e il territorio.

Mauro Ghirimoldi

31 anni, iscritto a Scienze Storiche presso l’Università Statale di Milano; appassionato di folklore e storia locale, ha svolto diverse ricerche in quest'ambito. In particolare, nel 2013 ha condotto uno studio sulle chiese scomparse di Gerenzano pubblicato sulla rivista Millennio della Società Storica Saronnese. Da alcuni anni insegna Storia delle Religioni all’Unitre di Saronno.

Stefano Gianni

41 anni, laureato in Lettere. Agente librario per uno dei principali gruppi editoriali italiani, dal 2013 ricopre l'incarico di segretario cittadino del Partito Democratico. Dal 2010 scrive regolarmente sul blog Politica a Gerenzano, a cui dal 2015 ne ha affiancato un secondo, Letto in piazza, che ospita le  recensioni delle sue numerose letture. Padre di due figli e runner, nel tempo libero si allena e si diletta a correre maratone.

Marinella Grisetti

64 anni, ex assistente sociale presso il Comune di Varese e presso il comune di Saronno ove, dal 2002, ha rivestito il ruolo di coordinatrice. Ha una figlia e da pensionata si occupa del nipote, frequentando con interesse diversi corsi all'UNITRE di Saronno. Ama viaggiare e coltivare i suoi interessi che includono l'astronomia.

Paola Marranzano

37 anni, laureata in Lingue presso l'Università Cattolica di Milano. Traduttrice e copywriter, lavora soprattutto per il web e i new media. Dal 2014 è una delle maestre volontarie che animano Spazio Mondi Migranti, la scuola di italiano per stranieri di Gerenzano nata nel 2012 dall'associazione Nabad Onlus di Parabiago, che si occupa anche di sostegno ai bambini nel percorso scolastico. Appassionata di cinema, serie tv e letteratura, amante degli animali e del vino, nel tempo libero si dedica allo yoga  e al cibo buono e giusto con associazioni locali che puntano a valorizzare i prodotti regionali, a preservare e far conoscere il territorio.

Sergio Monza

66 anni, architetto, laureato presso il Politecnico di Milano nel 1976. Libero professionista da sempre attento all’evoluzione dell’urbanistica locale, negli anni ’90 è stato assessore all’ambiente del Comune di Gerenzano, e ha continuato a portare avanti il suo interesse per le problematiche relative alla riqualificazione del territorio. Nel tempo libero si dedica a suonare e ascoltare musica.

Claudia Scrufari

44 anni, laureata in Scienze Politiche con una tesi sulla Direzione Investigativa Antimafia. Nata a Reggio Calabria e trasferitasi in Lombardia per frequentare l'università Cattolica di Milano, vive a Gerenzano dal 1994. Iscritta al PD e già membro dell'Assemblea Nazionale del Partito, lavora presso il Politecnico di Milano. Madre di due figlie, nel tempo libero ama viaggiare, leggere e scrivere.

Lucia Vigliano

70 anni, pensionata. Ha lavorato come segretaria di direzione nella mitica Olivetti e presso un'importante società di distribuzione di componenti elettronici. Quale responsabile dei componenti passivi ha viaggiato spesso in Europa in visita negli stabilimenti delle case rappresentate. Nata a Mozzate, abita a Gerenzano dal 1973. Ama viaggiare, cantare, leggere e giocare a burraco. Sposata con Carlo, madre di un figlio e nonna di Maya.

lunedì 15 maggio 2017

Carnevalate e politica

Siccome le carnevalate non mi piacciono, non ho apprezzato particolarmente l'iniziativa organizzata dal Pd di Roma, dove squadre di "magliette gialle" armate di ramazza hanno dato vita a una manifestazione per sottolineare la presenza di un'emergenza rifiuti nella Capitale. Ora, è vero che questo è un modo di ripagare con la sua stessa moneta il M5s, abituato ad attaccare i propri avversari con l'arma dello scandalismo e con demagogici flash mob; se si crede in una politica diversa, però, si dovrebbe avere il coraggio di mantenere anche uno stile diverso. O no?

venerdì 12 maggio 2017

Quale autonomia per la Lombardia?

Riporto qui una riflessione - che in gran parte condivido - del segretario provinciale del Pd Samuele Astuti sulla prevista, platonica consultazione popolare per richiedere allo Stato maggiore autonomia per la Regione Lombardia:


Gerenzano Democratica: la lista

Ecco la lista dei candidati di Gerenzano Democratica alla prossima Consigliatura:

Candidato Sindaco: Pier Angelo GIANNI

Candidati consiglieri:

1. Enrico ANGARONI
2. Francesco BRUNETTI
3. Luciana BUFFONI
4. Massimiliano CAVALLO
5. Antonella CHECCHI
6. Stefano COMIDA
7. Alice DI STEFANO
8. Sabrina DONZELLI
9. Luciano GARBELLI
10. Mauro GHIRIMOLDI
11. Stefano GIANNI
12. Marinella GRISETTI
13. Paola Maria MARRANZANO
14. Sergio MONZA
15. Claudia SCRUFARI
16. Lucia VIGLIANO

giovedì 11 maggio 2017

Gerenzano verso le amministrative 2017: i candidati

E' stata confermata la presenza di quattro liste alle prossime Amministrative dell'11 giugno a Gerenzano. Fra i candidati alla poltrona di Sindaco, accanto al Primo cittadino uscente Ivano Campi per Ilpg, a Pier Angelo Gianni per Gerenzano Democratica, e a Cristiano Borghi per il gruppo che vede alleata la Lega Nord con Fratelli d'Italia e altre liste civiche di destra, ci sarà Miriam Longeri per Forza Italia.
La principale novità da segnalare è forse lo spostamento su posizioni reazionarie della formazione politica Per il Granducato, che appoggerà leghisti e meloniani insieme a Gerenzano Viva e agli estremisti di destra di Domà Nunc.

venerdì 5 maggio 2017

Verso le amministrative 2017: gli ultimi aggiornamenti

La campagna elettorale per le amministrative 2017 a Gerenzano non vive dei tempi lunghi a cui ci ha abituato la politica nazionale: come sprinter all'approssimarsi del traguardo, tutti si studiano e temporeggiano per paura di partire troppo presto; così, ogni cosa lascia pensare che la competizione sarà breve e intensa.
Intanto, con l'avvicinarsi del termine per la presentazione delle liste, tende a meglio definirsi il novero delle forze politiche in lizza.
Già si sapeva che l'amministrazione avrebbe proposto nuovamente come candidato il Sindaco uscente Ivano Campi.
Gerenzano democratica, a sua volta, ha scelto di riproporre Pier Angelo Gianni come frontman di un collettivo che è andato rinforzandosi in molti settori, e che si svelerà pienamente nei prossimi giorni.
La Lega Nord, prevedibilmente, ha deciso di presentare come proprio candidato il proprio storico rappresentante Cristiano Borghi, consigliere comunale già per diversi mandati; la sorpresa (almeno per me) è stata invece la scelta dei leghisti gerenzanesi (tendenzialmente indipendentisti) di optare per un'alleanza con Fratelli d'Italia - del resto in linea con le propensioni apertamente neofasciste del nuovo corso di Matteo Salvini. Resta da chiarire il ruolo che avrà la sedicente lista civica Gerenzano Viva, che pare annoveri al suo interno diversi simpatizzanti della Lega Nord: si scioglierà nella lista di bandiera o costituirà una lista propria, cercando - sotto la copertura del civismo - di sottrarre voti alle altre formazioni?
Infine ci sarà anche Forza Italia di Marco Franchi; personalmente ero scettico di fronte all'eventualità che Franchi riuscisse ad allestire una propria lista autonoma, ma pare proprio che questo traguardo sia vicino, e che i berlusconiani punteranno su una donna come candidato Sindaco.    

lunedì 1 maggio 2017

Renzi: un mandato ampio ma non un assegno in bianco

Se riesco a interpretare un poco gli umori e le disposizioni d'animo degli elettori e dei simpatizzanti del Pd, credo che, con il voto delle Primarie di ieri, abbiano voluto certamente sancire per Renzi un mandato ampio, ma non staccargli un assegno in bianco.
Mi spiego: molti sono disposti a riconoscere a Renzi il buon lavoro svolto da Presidente del Consiglio, ma con qualche riserva sul modo in cui il partito è stato gestito in questi anni; in più, tutti avvertono come l'entusiasmo che si respirava nel 2013 non si è spento, ma si è alquanto affievolito, perché restano aperti complessi problemi che i provvedimenti presi sono riusciti a tamponare ma non a risolvere.
Così, ad esempio, il Jobs Act configura una serie di misure che vanno probabilmente nella giusta direzione, ma che finora non hanno ridotto sensibilmente la disoccupazione dilagante, né hanno saputo creare un'occupazione di qualità, specialmente per le fasce più giovani della popolazione.
E' proprio sul lavoro che Renzi - e con lui il Pd nel suo complesso - si gioca tutto; e occorre essere consapevoli che non ci sarà un'altra chiamata.

domenica 30 aprile 2017

Primarie 2017: i risultati a Gerenzano

Ecco i risultati delle Primarie 2017 del Partito Democratico a Gerenzano:

Totale votanti: 158
Voti validi: 157
Schede nulle: 1

- Matteo Renzi (mozione Avanti, insieme): 117 voti (74,5 %)

- Andrea Orlando (mozione Unire l'Italia, unire il Pd): voti 40  (25,5 %)

martedì 25 aprile 2017

Primarie del Pd a Gerenzano

Domenica 30 aprile, a Gerenzano, sarà possibile votare per le Primarie del Partito Democratico.

Il seggio sarà aperto dalle 8 alle 20 presso l'Auditorium di via Manzoni.

Potranno votare i seguenti gruppi di persone:

1) Tutti gli iscritti al Partito democratico, esibendo tessera elettorale e carta d'identità, senza necessità di versare alcun contributo.
2) Tutti i cittadini maggiorenni non iscritti al Pd, esibendo carta d'identità e certificato elettorale, versando un contributo di 2 euro.
3) Tutti i giovani di età compresa tra i 16 e i 18 anni, previa registrazione sul sito www.primariepd2017.it, esibendo la propria carta d'identità e versando un contributo di 2 euro.
4) Tutti gli studenti e i lavoratori fuori sede, impossibilitati a rientrare nel proprio comune di residenza, previa registrazione sul sito www.primariepd2017.it, esibendo la propria carta d'identità e versando un contributo di 2 euro.
5) Tutti gli stranieri residenti (cittadini UE o non UE muniti di regolare permesso di soggiorno), previa registrazione sul sito www.primariepd2017.it, esibendo un documento d'identità e versando un contributo di 2 euro.

lunedì 24 aprile 2017

Il 25 aprile

Troppe volte, negli ultimi, anni ho visto la ricorrenza del 25 aprile trasformarsi in un pretesto per parlare d'altro, o scadere in una stanca cerimonia priva di contenuti.
Ciascuno di noi, dovunque sia, dovrebbe invece sforzarsi di riscoprire lo spirito della Liberazione dal nazifascismo, che è insieme affermazione del valore della solidarietà nazionale, rifiuto dell'autoritarismo e rigetto della guerra. È facile ed è importante: è uno dei fondamenti della nostra identità civica.

domenica 23 aprile 2017

Il muro del pianto

Tra asfaltature pre-elettorali delle strade e strategiche inaugurazioni di edifici pubblici, c'è una cosa che l'attuale amministrazione faticherà un po' ad utilizzare come spot autopromozionale in vista delle prossime elezioni: l'ampliamento del cimitero.
Il particolare più orribile è il muraglione altissimo che dà su via Risorgimento, degno di qualche avamposto nella Striscia di Gaza o del confine tra Messico e Stati Uniti; e, a completare l'opera, c'è poi il chiostro in purissimo stile neo-kazako...
Ma qualcosa che fosse in armonia con gli spazi già esistenti proprio non si riusciva a concepire?

martedì 18 aprile 2017

Come giudicare l'Amministrazione

In campagna elettorale, a qualsiasi livello, le chiacchiere abbondano, e Gerenzano non fa eccezione. In realtà, chi amministra il Comune da anni - come accade alla squadra proposta da Ilpg - non dovrebbe avere bisogno di troppe parole per dimostrare ai cittadini quanto è stato fatto.
Eppure i membri dell'attuale maggioranza sembrano in preda a un'irrefrenabie logorrea: sentono il bisogno non solo di precisare la propria identità politica (che dovrebbe essere lampante e trasparire dalle loro scelte operative), ma anche di descrivere nel dettaglio - con tanto di pezze di appoggio giuridiche - le proprie scelte, i cui risultati dovrebbero in realtà essere sotto gli occhi di tutti.
A mio parere, qualche chiosa al proprio operato è comprensibile e anzi opportuna; mentre il fatto di lasciarsi andare a un'alluvione di parole fa balenare il sospetto che non si sia abbastanza sicuri di quanto effettivamente e concretamente si è riusciti a realizzare.
Invito tutti a leggere i commenti del vicesindaco Borghi al mio post precedente. Non lasciatevi impressionare dall'apparente competenza con cui tratta le questioni amministrative: dietro i tecnicismi c'è il tentativo affannoso di giustificare quanto si era promesso e non si è riusciti a fare; dietro la pretesa di agire sempre per il bene collettivo dei cittadini, c'è la rappresentazione plastica di interessi che nella giunta Campi hanno trovato una sponda perfetta.
Chiedetevi piuttosto quali erano i problemi di Gerenzano 5 anni fa secondo Campi, Borghi e tutti i loro compagni (il progetto Tigros, il progetto Lidl, il traffico di attraversamento, il languore di cui è preda il centro storico, la moria dei negozi di vicinato, la partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica, l'inadeguatezza delle scuole per l'infanzia presenti sul territorio a soddisfare le esigenze della popolazione, ecc); guardate cosa hanno fatto per porvi rimedio nel lasso di tempo non piccolo che hanno avuto a disposizione (con tutte le parziali scusanti dovute alla congiuntura economica non favorevole), e poi giudicate. E' più semplice di quanto possa sembrare.