giovedì 13 luglio 2017

Se Renzi diventa un problema

La politica è un campo complesso di relazioni, e spesso non bastano le qualità personali per garantire sempre e comunque l'attitudine alla leadership: vi sono uomini politici brillanti e carismatici che non sono buoni per tutte le stagioni, ma "funzionano" alla guida della formazione a cui appartengono solo a determinate condizioni.
Temo che stia dimostrando di fare parte di questa categoria anche Matteo Renzi, la cui dinamicità e determinazione, nella confusa situazione interna del Partito Democratico di oggi, si trasformano in nervosismo e aggressività: tutto ciò di cui il Pd ha meno che mai bisogno in questo momento.
Se le cose stanno effettivamente così, Renzi diventa un problema per il partito; e dato che la salvaguardia del partito e del suo progetto di fondo sono più importanti del sostegno al suo leader attuale (la cui azione riformista io ho sempre appoggiato con convinzione, ma che non giudico affatto insostituibile), o Renzi trova il modo di diventare un elemento armonizzatore di tutte le idee e di tutte le personalità presenti nel Pd, oppure è opportuno che cominci a pensare seriamente di farsi da parte.

martedì 11 luglio 2017

Apologia di fascismo

E' giusto che in una democrazia non trovino posto ideologie politiche essenzialmente antidemocratiche, che della democrazia stessa sono contraddizioni in termini? Direi di sì, e correttamente la nostra Costituzione vieta la ricostituzione del Partito Fascista.
E' giusto che - al netto della libertà d'opinione, sempre garantita in quella zona franca costituita dai cieli della teoria, della filosofia e dell'arte - la propaganda di idee fasciste, sostanzialmente antilibertarie e intrinsecamente autoritarie, sia impedita e giuridicamente sanzionata? Sicuramente sì, e per questo c'è la legge Scelba.
Con tutto questo, non capisco cosa aggiunga esattamente una legge nuova come quella proposta da Emanuele Fiano a un quadro normativo che mi sembra già abbastanza chiaro. Forse, più che promulgare nuove leggi, occorrerebbe sollecitare forze dell'ordine e magistrati perché facciano rispettare con un po' più di rigore quelle esistenti...

martedì 4 luglio 2017

Leggi da copiare

Riporto qui sotto un interessante articolo comparso sulla Stampa, che parla di una innovativa legge approvata in Svezia per limitare fortemente la vendita di armamenti a Stati retti da regimi dittatoriali. Si tratta decisamente di un provvedimento da cui prendere spunto; un atto concreto da opporre alla vacua retorica filodemocratica che, in Occidente, spesso vale soltanto fino a quando non entrano in gioco solidi interessi economici.  

 Primo paese al mondo, la Svezia appronta una legge che limita severamente la vendita di armamenti a dittature, paesi autocratici e Stati che violano i diritti umani. Un accordo tra il governo di sinistra (socialdemocratici del premier Stefan Lofvén e Verdi) e i quattro partiti di centrodestra dell´opposizione storica - i quali di solito offrono appoggio esterno all´esecutivo - è stato raggiunto per scrivere insieme una legge che contenga la "clausola della democrazia" nelle norme relative all´export di armamenti, che è una delle voci piú importanti del successo industriale e di eccellenza del sistema-paese. L'accordo è stato posto al Consiglio sulla legislazione, e presto quindi la legge sarà pronta.
"Sono fiera che la Svezia sia il primo paese al mondo a introdurre una simile legge", dice Isabella Lövin, portavoce dei Verdi, junior partner nel governo. Sofie Damm, esperta di politica estera del partito democristiano, obietta che in realtà sarebbe stato ancora meglio introdurre non già severi limiti bensí il bando totale della fornitura di armamenti a dittature. Ma nel compromesso che comunque introduce una prima volta mondiale si è voluto tenere conto anche dell´esigenza di non causare danni eccessivi all´avanzatissima e importante industria militare nazionale, il cui valore nel 2016 era stimato a 1,21 miliardi di dollari. "E´un compromesso per non indebolire in modo eccessivo l´industria della Difesa", ha affermato Hans Wallmark del partito dei Nuovi moderati (centrodestra). "Adesso", egli ha continuato, "abbiamo un quadro legale che si tradurrà in legge e sarà un chiaro segnale alle aziende del comparto, che entro certi limiti e principi precisi l´export è ancora possibile, devono sapere a quali norme attenersi in futuro".
L´accordo per i limiti draconiani (divieto di fatto quasi totale se non totale) alla vendita di armamenti a dittature o paesi che violano i diritti umani al loro interno o con guerre d´aggressione è stato criticato da aziende del settore della difesa, secondo le quali potrà danneggiare le vendite. Hakan Buskhe, presidente di Saab (il gruppo piú avanzato nella produzione di superarmi di ogni genere, dai superjet JAS 39 Gripen in continuo aggiornamento, ad aerei-radar avveniristici, fino a sottomarini invisibili in veloce fase di sviluppo per affrontare la minaccia russa), ridurre le possibilità di export per l´industria della difesa potrebbe costringere l´azienda che egli guida a delocalizzare alcune attività di ricerca e altre all´estero e aprire il rischio di un aumento dei costi per gli aerei militari e gli altri sistemi d´arma ordinati dalle forze armate svedesi. Le quali per decisione governativa recente stanno aumentando il loro potenziale a seguito di un aumento del 15 per cento delle spese militari deciso dopo le continue provocazioni militari e l´inquietante riarmo della Russia vicina.